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Prima condanna per gli abusi compiuti sulle spiagge. Dopo anni
di rinvii e di cavilli, che finora hanno salvato dalle demolizioni e dai
provvedimenti giudiziari gli autori di illeciti edilizi negli stabilimenti
balneari, il Tribunale di Ostia ha emesso i suoi primi provvedimenti
punitivi. Sette mesi di reclusione e un’ammenda di 40 mila euro sono
stati inflitti alla titolare del punto-ristoro “Il Porto di Enea”, al
chilometro 9 della Litoranea, nella zona di Capocotta. Le responsabilità della titolare
dell’altra unità di servizio in giudizio, la “Oasi naturista”, sono state
derubricate. Per entrambe le strutture, però, è stato disposto il
ripristino dello stato originario dei luoghi, ovvero l’abbattimento delle
parti non autorizzate. Se anche si tratta di tettoie, pedane,
staccionate e strutture che servono per meglio rispondere alle norme
igienico-sanitarie, i gestori degli impianti (che sono di proprietà
comunale) non avranno altra scelta. O provvederanno in proprio oppure sarà
l’amministrazione pubblica a doversi sostituire presentando poi il conto.
«La giustizia ha fatto il suo corso e ne siamo lieti - commenta il
presidente del tredicesimo Municipio, Davide Bordoni - ma dovrà
occuparsene il Comune di Roma. Al Campidoglio abbiamo chiesto almeno 300
mila euro per provvedere alla lotta all’abusivismo edilizio, ma in
bilancio non ci è stato concesso nulla». La vicenda di Capocotta non sembra però che
l’inizio. Il particolare rigore della magistratura ostiense dovrà
occuparsi prossimamente delle denunce penali presentate dai vigili nei
confronti dei gestori dei cinque chioschi della spiaggia libera di
Castelporziano, tutti accusati di abusivismo edilizio. G.Man.
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