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29 items tagged "capocotta"

  • Capocotta, la spiaggia - splendori ed errori

    Capocotta, la spiaggia - splendori ed errori

    Mercoledì 22 Giugno 2016

    Circa quaranta anni orsono, al litorale di Capocotta, tra Castelporziano e Torvajanica, a sud di Ostia, si accedeva attraverso un buco nella recinzione. Vedere persone libere, liberate dagli stereotipi che dal ’68 erano stati indeboliti, donava a tutti un senso di eccitazione.
    La vita si svolgeva nella cupa cappa di quegli anni di piombo, con innumerevoli vite spezzate da droghe e violenza politica; tale gravosa condizione veniva alleggerita dai festival della poesia a Capocotta e dalla leggerezza dell’essere che su quella lunga spiaggia trovava vita.
    Poi arrivarono gli anni della trasgressione e contemporaneamente si è registrato l’insediamento di piccoli punti di ristoro che pian piano sono cresciuti tra tante, troppe incertezze e inadeguatezze.
    Si è anche assistito all’appropriazione della spiaggia da parte di coloro che, ben lontani dalla filosofia naturista, praticavano nudismo a scopi sessuali.
    Tante persone sono state importunate in spiaggia con offerte di trasgressive prestazioni sessuali. Anche le dune, miracolo naturale da preservare, hanno subito ingiurie inenarrabili essendo diventate il luogo dove si consumavano continui incontri sessuali. Incredibile era il volume di droghe (tutt’altro che leggere) che circolava in quella zona franca, dove le forze dell’ordine si affacciavano occasionalmente.
    Troppo per la nostra generazione di naturisti, per le nostre famiglie e per i nostri figli, da allora tantissimi hanno dovuto rinunciare a frequentare quel luogo così profondamente degradato.
    Non per questo si è smesso di lottare perché tanto patrimonio fosse recuperato e destinato alla società civile. Solo a ridosso del nuovo millennio è intervenuto il risanamento e con esso il riconoscimento della destinazione, finalmente legittima, di un tratto di spiaggia alla pratica naturista. Una novità assoluta in Italia, uno spiraglio di luce che squarciava l’ipocrisia che accomunava il naturista al reo.
    Quanti inutili procedimenti penali si erano consumati fino a quel momento. “Spiaggia destinata alla pratica naturista” questo il testo dei cartelli che campeggiavano ai confini di quei 250 metri di arenile … ma, così come era accaduto anni prima, i gestori dei chioschi ufficialmente operanti in concessione (occasionalmente coincidenti con alcuni di coloro che avevano inizialmente occupato spontaneamente l’arenile) pian piano hanno gonfiato la superficie dei manufatti, almeno così dice il magistrato che ha ne deciso il sequestro.
    I ristoranti sono diventati sempre più capienti e si sono succedute notti di musica folle (a tutto danno dell’ecosistema). Contemporaneamente i gestori garantivano la guardiania della spiaggia, il servizio di salvamento e altri servizi agli utenti. Ecco le due facce antitetiche e compresenti della gestione di Capocotta.
    Nel tempo, l’antropizzazione incontrollata e non governata ha trasformato la spiaggia tradendo gli scopi per cui era stata istituita la Riserva Naturale Statale del Litorale romano.
    Come tutti sappiamo, matura l’indagine su Mafia Capitale e vengono emessi numerosi importanti provvedimenti dai magistrati, i quali ordinano anche il sequestro di gran parte dei manufatti sul litorale. Alcuni di questi sequestri sono stati riadottati proprio in questi giorni nei confronti di coloro che, sfruttando un’ordinanza di dissequestro per la demolizione, hanno riavviato l’attività commerciale preesistente. Contemporaneamente, il Municipio Roma X, affidato alla gestione di un commissario straordinario dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, ha emanato l’ordinanza che disciplina la stagione balneare 2016.
    La regola generale prevede che ove non siano attive concessioni gli oneri relativi alla pulizia dell’arenile, alla manutenzione dei passaggi e alla rimozione delle barriere architettoniche rimangano a carico del Municipio.
    Con estrema preoccupazione rileviamo che per tutto l’arenile libero da Castelporziano a Capocotta vige una deroga e benché le due grandi spiagge, di cui la prima è di importanza comunitaria e la seconda è ricadente nella Riserva Naturale Statale del Litorale romano, congiuntamente costituiscano un enorme polo di attrazione lungo chilometri, nel quale confluiscono decine di migliaia di bagnanti nel periodo estivo, per le stesse – sulle quali non sono attive concessioni - nessun ente pubblico è tenuto a garantire il servizio di assistenza e salvataggio, nonché di quelle attività che sono necessarie per garantire l’incolumità pubblica e la salute degli utenti, con implicazioni anche sull’ordine e sulla sicurezza pubblica.
    Si tratta di una situazione che benché temporanea è inevitabilmente destinata a perdurare per l’intera stagione balneare, durante la quale non saranno assicurati i servizi di assistenza e salvataggio, di vigilanza antincendio delle aree protette, di rimozione delle barriere architettoniche, di pulizia degli arenili, con compromissione degli standard di sicurezza pubblica.
    Gli effetti si possono vedere già da ora e si può prevedere che entro breve termine si produrranno ulteriori gravi conseguenze. Appare facile ipotizzare che la porzione di arenile destinata alla pratica naturista, in assenza di altre forme di controllo, possa diventare assolutamente impraticabile per totale mancanza di sicurezza dei naturisti, esposti ad ogni possibile interferenza di chi ritiene che la nudità delle persone consenta atteggiamenti osceni, molestie e qualsiasi pratica a sfondo sessuale.
    E’ altrettanto facile ipotizzare che nell’opinione pubblica possa radicarsi la convinzione che i precedenti abusi tutto sommato possano essere un prezzo sopportabile a fronte di un minimo di governo dell’arenile. Unilazio si sta opponendo con forza alla logica del “male minore” pretendendo che, nel pieno rispetto della legalità, sia garantita la sicurezza dei bagnanti e la tutela dei naturisti.
    Peraltro, la grande risonanza internazionale della spiaggia naturista di Roma, conosciuta e frequentata dalle migliaia di associati al circuito internazionale dei naturisti, di cui Unilazio costituisce la Sezione locale, sta già producendo negativi effetti sull’immagine di Roma e del suo litorale ben oltre i confini nazionali.
    Estremamente aperto è anche il dibattito relativo alla destinazione all’esclusivo uso naturista del limitato tratto di arenile (250 metri) riconosciuto dall’ordinanza del Comune di Roma.
    La rimessa a bando del chiosco e della spiaggia dovrà quindi, per Unilazio, considerare l’ipotesi di ampliamento del tratto di arenile destinato al naturismo o riportare all’utilizzo esclusivamente naturista dell’Oasi, visto che lo scorso anno la spiaggia è stata frequentata in larga misura (anche fino al 50%) da bagnanti in costume.
    Tutto ciò se da un lato non può che evidenziare l’avvio, da parte del mondo “tessile”, di un nuovo approccio e di una nuova attenzione culturale nei confronti del naturismo, dall’altro lato ci costringe comunque a tener conto del fatto che nel nostro Paese i vincoli normativi – ancorché depenalizzati - lasciano alta la barriera tra chi è “dentro” e chi è “fuori” la filosofia naturista. UNI-Lazio
        
    Articolo scritto da Paolo Petrarca (consigliere unilazio) e pubblicato da Fenait - www.infonaturista.org

  • «Capocotta, struttura abusiva», chiude la spiaggia dei nudisti istituita 16 anni fa da Rutelli

    «Capocotta, struttura abusiva», chiude la spiaggia dei nudisti istituita 16 anni fa da Rutelli

     di Giulio Mancini

    Per sedici anni ha costituito un primato nazionale del quale Roma può andare fiera: la prima spiaggia per naturisti riconosciuta dalle istituzioni. A distanza di tutto questo tempo, il Municipio di Ostia si accorge che la struttura, inaugurata dall’allora sindaco Rutelli, è abusiva. E che va demolita.
    Succede a Capocotta, km 9,500 della via Litoranea Ostia-Anzio. Qui, dopo decenni di tolleranza, il 22 luglio 1999 il Comune di Roma autorizzava con una specifica delibera consiliare approvata all’unanimità la nascita della prima spiaggia naturalista ufficiale della Penisola. A una manciata di chilometri da Roma e aperta anche ai cosiddetti “tessili” ovvero a coloro che amano prendere il sole in costume da bagno.
    Con quella delibera il Campidiglio autorizzava anche «la realizzazione di strutture atte all’esercizio della pratica naturalistica». E, infatti, l’anno dopo, all’inizio dell’estate 2000, il sindaco Francesco Rutelli e il suo assessore all’Ambiente Loredana De Petris, inaugurano il chiosco-bar, con annessi servizi igienici, spogliatoi e docce gratuite.

    IL MUNICIPIO
    Il X Municipio ha scoperto che l’Oasi naturista è abusiva e con una specifica determina dirigenziale ne ha ordinato la immediata demolizione.
    Il provvedimento fa seguito alla richiesta di riconsegna delle chiavi ingiunta dal Municipio ai gestori degli altri cinque chioschi di Capocotta, nell’ordine Zagaja, Mediterranea, Settimo cielo, Porto di Enea e Mecs Village. Le concessioni del 2000 sono scadute e agli assegnatari degli stabilimenti è addebitato anche il pagamento di arretrati nei canoni di locazione del servizio. Che sia imminente un intervento di sgombero delle strutture è testimoniato dal fatto che ieri mattina i vigili urbani hanno posizionato nell’intero tratto di spiaggia libera cartelli in quattro lingue con su scritto: «attenzione, balneazione non sicura per mancanza del servizio di salvataggio».
    Ovviamente la posa delle tabelle ha fatto il giro dei social facendo esplodere l’ilarità, considerato che ogni cento metri a Capocotta c’è una postazione di salvataggio. «Solo nel nostro impianto ci sono cinque assistenti in servizio continuativo - sottolinea Claudio Presutti del Mediterranea - E’ evidente che la posa di quei cartelli lascia supporre uno sgombero imminente delle strutture, ma non comprendiamo questo sia possibile visto che il Campidoglio o il Municipio non hanno lanciato nessuna gara di evidenza pubblica per l’affidamento della gestione».

    I CONTROLLI
    Ieri le forze dell’ordine hanno diffuso il bilancio di controlli in due chioschi delle spiagge libere di Ostia Ponente nei quali, a diverso titolo, sono contestate sanzioni per «ampliamento della superficie commerciale dedita alla somministrazione, mancata emissione scontrini fiscali, prodotti alimentari non conformi, non conformità requisiti luoghi di lavoro» con «denuncia in stato di libertà per il legale rappresentante».

    «Ci multano perché abbiamo messo sedie e tavolini a disposizione di chi porta cibi e bevande da casa oppure perché, in mancanza di pareti libere, gli estintori invece di essere appesi erano a terra» contesta Damiano Telesca de “Le Tamerici”. «La Finanza e la Capitaneria di Porto non hanno riscontrato anomalie e nessun commercio abusivo su area demaniale - aggiunge Gabriele Pasquarelli del ”Blanco” - Mancavano gli armadietti del personale perché nel chiosco comunale di 16 metri quadrati non c’è spazio».

      Protesta tra le dune: «Io continuerò a venire»  

     

    LE REAZIONI

    Qualche curioso spunta dalla battigia, anche solo per buttare l'occhio e scoprire se davvero la spiaggia nudista di Capocotta è come la descrivono. Quella terra selvaggia di libertà e voglia di trasgredire le regole. «Li ricono­sciamo a vista- ha raccontato Domenico, 49 anni e almeno venti passati qui - chi non prati­ca il naturismo ha gli occhi di chi giudica con facilità».

    Un fazzoletto di sabbia tra Ostia e Castelporziano che oggi il Campidoglio vorrebbe cancella­re. Gli anni '70 del festival dei Po­eti e della lotta ai tabù sessuali sono lontani, così come appaio­no distanti i film che tra queste dune hanno avuto la loro am­bientazione: da Ecce Bombo di Nanni Moretti alle pellicole, me­tà trash metà cult, dei fratelli Citti. Un manipolo di uomini e don­ne ancora resiste e sceglie la tin­tarella integrale come filosofia di vita. Un modo per stare a stretto contatto con la natura. Duecentocinquanta metri linea­ri di arenile che potrebbero spa­rire a breve.

    L'ASSOCIAZIONE

    La notizia arriva come una doc­cia fredda tra gli appassionati del turismo naturista più gelida di quelle gratuite vicino al chio­sco bar. «E' l'ennesimo tentativo di boicottaggio nei nostri con­fronti- non usa mezzi termini Lorenza Spadini, presidente dell'associazione naturalista oa­si di Capocotta- siamo affeziona­ti a questo posto e ci sentiamo come a casa. Siamo contro que­sta scelta e abbiamo già avviato una raccolta firme». «Capocotta è stata la prima spiaggia naturi­sta autorizzata tuona Sabrina – e deve essere tutelata, non distrut­ta».

    IL “BUCO"

    «Io qui vengo ogni anno e conti­nuerò a venire - confida Maria, anche lei una veterana della spiaggia - anche i miei figli sono cresciuti a Capocotta e ora che sono sola, non rinuncio. Ho ini­ziato quando c'era il famoso "bu­co" e qualcosa ci inventeremo di nuovo». Il foro nella recinzione dava l'accesso a una spiaggia sterminata e deserta, dove è nata l'idea di una cultura alternati­va e underground.

    Il tessuto sociale è cambiato, so­prattutto negli ultimi decenni. Molti degli attuali frequentatori di Capocotta sono giovani, la maggior parte dei quali poco sa delle battaglie dei naturisti. «Ci sono anche esibizionisti travesti­ti da nudisti - ha commentato Claudio- che vengono qui per­ché magari nelle loro fantasie credono di poter fare chissà qua­le incontro perverso». «Un posto di cui ho ricordi bellissimi - dice Aurora- chi l'avrebbe detto che regolamentare il naturismo avrebbe voluto dire indebolir­lo?».

    L'ALTERNATIVA

    Demolire l'unico tratto di areni­le di Roma dove il nudismo è le­gale, appare come uno shock agli amanti del sole e del mare in libertà che dalla prossima estate non avranno un posto dove an­dare. L'alternativa più vicina, an­che se ci sono diversi chilometri di distanza, è Focene che però ancora non convince. «Di Capo­cotta ce n'è solo una - ribadisce Riccardo, 60anni e un fisico da palestrato - le altre sono imita­zioni dove avremmo problemi ad ambientarci».

    I VIP

    Sono tanti anche i vip che utiliz­zano la garanzia della riservatez­za, che è d'obbligo da queste par­ti, per rimanere nell'anonimato. Capocotta intrigo di scandali e politica sin dai tempi del delitto Montesi, il primo che sconvolse la politica italiana. Ora c'è Mafia Capitale che sfiora questo lembo di sabbia. Un'oasi incontamina­ta e intoccabile, almeno fino a ie­ri.

    di Mirko Polisano

     Da ilmessaggero.it/ROMA – 14 Agosto 2015

  • Addio alla foresta di Capocotta: autorizzato il taglio delle querce secolari

    Addio alla foresta di Capocotta: autorizzato il taglio delle querce secolari

    In una delle zone di maggior pregio della Riserva di Decima Malafede è stato autorizzato l'abbattimento di migliaia di querce secolari d'alto fusto. Antonini: "Questa scelta va contro le finalità dell'Ente Romanatura"

    Una delle aree più preziose del territorio, dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, sembra sia destinata a sparire. La segnalazione arriva da Marco Antonini, ex Presidente del WWF Lazio e memoria storica della Riserva di Decima Malafede . Ad esser minacciata, risulterebbe infatti esser una delle foreste che ne fanno parte.

    ADDIO AL BOSCO - "Nei giorni scorsi l’ente Romanatura ha autorizzato il taglio di migliaia di querce secolari di alto fusto nel bosco detto di Capocotta, ma questa scelta – ci ha spiegato il naturalista – va contro le finalità dell’area protetta". A farne le spese sarebbero quindi gli alberi della foresta di Capocotta. "Il taglio è già iniziato ed ha sostituito i canti degli uccelli già in nidificazione , con l'orrido frastuono delle motoseghe. L'ultimo bosco di alto fusto della Campagna Romana sta cadendo al suolo".

    LA BIODIVERSITA' - La foresta di Capocotta, non è un luogo qualsiasi. Nell'area infatti, secondo alcuni "studi condotti dal WWF e dalle università incaricate di redigere gli studi propedeutici ai piani di assetto, è stata certificata la presenza di un numero incredibile di specie - ha sottolineato Antonini - ad esempio sono presenti 25 specie di mammiferi ed oltre 900 specie di piante".

    UNA SCELTA INSPIEGABILE - A parte il naturalista, particolarmente attento alla salvaguardia delle aree verdi a sud della Capitale, nessuna voce sembra essersi levata in difesa della biodiversità e delle querce di Capocotta. "Non si capisce perché Romanatura, che oltretutto ha pagato per anni l’affitto per questo prezioso bosco, ha dapprima rescisso il contratto di affitto e poi ha concesso il taglio devastante, andando contro le proprie finalità istitutive".

    Da RomaToday– 4 Marzo 2015

  • Capocotta nel mirino della procura tra abusivismo e interessi dei clan

    Capocotta nel mirino della procura tra abusivismo e interessi dei clan

    Il pm Mario Palazzi indaga sulle società intestatarie dei chioschi e sugli ampliamenti delle strutture nell’area dunale protetta

     di Valeria Costantini

    Attività prive di qualunque autorizzazione, società con intestatari fittizi, strutture abusivamente ampliate in sfregio ai vincoli di un’area protetta. Più che un paradiso naturale, Capocotta appare come un far-west privo di regole, stando ai primi riscontri dell’inchiesta guidata dal sostituto procuratore Mario Palazzi. Una situazione che, sotto il profilo dell’illegalità, sembra persino peggiore rispetto a quella della vicina Castelporziano, striscia costiera che ospita le splendide spiagge libere più amate dai romani, situate a ridosso di Ostia e già oggetto delle indagini del magistrato romano. Fu Palazzi, dopo gli accertamenti della Capitaneria di Porto di Roma-Fiumicino, a ordinare nel 2013 i sequestri dei chioschi abusivi di Castelporziano, poi demoliti quest’anno con ruspe e ricorsi al Tar dal Campidoglio. Ma il «chioschi-gate» avrà a breve un secondo capitolo. E, tra le spettacolari dune di Capocotta, sembra esserci molto di più di qualche abuso.

    Abusi in area protetta

    L’area, che ricade nella Riserva Naturale Statale del Litorale (Ministero dell’Ambiente insomma), è talmente carica di vincoli che, in teoria, non avrebbe dovuto ospitare nemmeno un carrettino per il cocco. Invece, tra l’immobilismo dei Municipi, del Campidoglio e dell’Ente Riserva, si è costruito eccome. Oggi sui due chilometri di sabbia area «Sic» - Sito di Interesse Comunitario e Zona a Protezione Speciale - sorgono cinque chioschi, autorizzati dal Comune nel lontano 1999, giunta Rutelli, per mettere ordine nel caos: di fronte al dilagare di tante strutture abusive (che devastavano un patrimonio ambientale unico in tutta Europa), il Campidoglio invece di abbattere tutto, cercò di legalizzare la situazione autorizzando cinque di quei chioschi. Con una gara, o meglio, uno straccio di gara per punti ristoro per i servizi da spiaggia. Durata del bando 10anni, prorogato poi per ulteriori 5 dal 2010, terminato lo scorso giugno e rinnovato pro-tempore dalla giunta Marino.

    La «babele» delle società

    I chioschi dovevano essere ampi una sessantina di metri quadrati, ma oggi alcuni si estendono per 10 volte quel limite: poi negli anni ampliamenti, fogne e allacci elettrici sono stati – generosamente - concessi dalle varie amministrazioni. Ciò che è emerso dai controlli della Capitaneria, poi confluiti nel fascicolo del procuratore, è però molto chiaro, a prescindere dai permessi rilasciati alle strutture: i chioschi di Capocotta appaiono privi di qualunque tipo di atto concessorio. Strutture abusive, modificate costantemente nel tempo e - fatto più grave - in barba ai vincoli sull’area, paesaggistici e urbanistici. Di più. Nel mirino ci sarebbe anche la «babele» di società che si nasconderebbero in alcuni profili dei chioschi: le indagini della Capitaneria sono durate oltre due anni solo per riuscire a risalire ai reali titolari delle varie ditte.

    L’ombra dei clan

    Scontrini intestati a una società, il noleggio lettini ad un’altra, in un vortice di - presunte - teste di legno. C’è un’ipotesi su cui i magistrati stanno lavorando: dietro i prestanome ci sarebbero in alcuni casi note famiglie di zingari della Capitale che, infatti, «dominano» sull’area dei Castelli Romani e sul litorale: i Casamonica. Del resto, i chioschi di Capocotta sono vere e proprie «miniere d’oro» che, tra ristoranti e spiaggia, registrano incassi milionari e record di bagnanti. Senza però, secondo le indagini, versare un euro di tasse. Con un danno all’erario che è già oggetto dell’indagine parallela della Corte dei Conti. Da anni c’è chi, a singhiozzo o per opportunità politica, ha puntato il dito contro gli abusi di Capocotta, come ambientalisti e naturisti (l’oasi nudista è un riferimento della comunità). Non sono mancati i tavoli del Comune (anche con il consorzio dei titolari dei chioschi) per avviare le demolizioni: nulla però è cambiato. L’inchiesta potrebbe dare una svolta come a Castelporziano dove, alle indagini sono seguite, d’obbligo, le azioni della politica.

    Da roma.corriere.it - 14 Agosto 2015

  • Capocotta senza regole: permessi scaduti e chioschi sotto sfratto in piena estate

    Capocotta senza regole: permessi scaduti e chioschi sotto sfratto in piena estate

    L'area ricade nella Riserva Naturale Statale del Litorale. Legambiente: "Non far morire Capocotta, il Comune salvi il litorale romano". Il pm Mario Palazzi indaga sulle società intestatarie dei chioschi

    Prima le demolizioni degli abusi a Castel Porziano, poi gli scandali che hanno colpito i porti di Fiumicino e Ostia. In mezzo i varchi per il libero accesso al mare ed i blitz di Polizia, Carabinieri, Guardia Costiera e Vigili con piogge di multe per gli stabilimenti e i chioschi di Ostia. Il litorale romano, per questa estate, sembrava averle vissute tutte ma un altro tsunami, è il caso dirlo, sta per agitare il mare della Capitale. 

    SET NATURALE - Questa volta a finire nell'occhio del ciclone è l'area di Capocotta. Lì dove le spiagge sorgono nella Riserva Naturale Statale del Litorale. In piena Macchia Mediterranea. Un paesaggio stupendo che è stato set di diverse pellicole cinematografiche, gialli irrisolti e amori infiniti. Dal caso Montesi, al festival di poesia. Dalle citazioni di Rino Gaetano ai videoclip dei Flaminio Maphia. Dalle foto artistiche, alle scene delle pellicole di Tinto Brass. Con la tenuta presidenziale di Castelporziano che segna il confine tra Ostia e Torvajanica. 

    I CHIOSCHI - Capocotta è un mondo. Anche di contraddizioni. Basterebbe pensare che l'area è talmente piena di vincoli che, in teoria, non avrebbe dovuto ospitare nemmeno un chiosco, ed invece ora lì ce ne sono cinque. In questi anni i gestori di quegli spazi hanno assicurato accessibilità, legalità, pulizia e pulizia. Ma qualcuno ha anche "esagerato" ingrandendo il loro spazio anche 10 volte più del previsto

    I TROPPI RINVII - A mettere altra carne al fuoco ci ha pensato, in questi giorni, il Comue di Roma recapitando un sostanziale sfratto esecutivo ai gestori. Proprio nel pieno della stagione balneare, ad agosto, nell'area più pregiata della costa romana. E pensare che tutto iniziò per "colpa" del Campidoglio che di fronte al dilagare di abusivi, invece di abbattere tutto, cercò di legalizzare quei chilometri di arenile. Durata del bando 10 anni, prorogato poi per ulteriori 5 dal 2010, terminato lo scorso giugno e rinnovato pro-tempore dalla giunta Marino.

    TEMPO SCADUTO - Ma anche quella clessidra ha visto cadere il suo ultimo granello di sabbia. Il 31 maggio scorso è, infatti, scaduto l'ultimo anno di proroga dell'affidamento. Così il X Dipartimento ha inviato ai gestori una comunicazione con cui notifica l'avvio del procedimento per la riacquisizione delle unità di servizio di Capocotta. Un avviso si sfratto appunto. E adesso? 

    L'INCHIESTA - L'area aspetta da 19 anni il Piano di Gestione della Riserva Statale del Litorale Romano, ma intanto il Comune di Roma non è riuscito ad indire gare e gli abusi sono aumentati. Non solo. Un'inchiesta guidata dal sostituto procuratore Mario Palazzi che nel 2013 ordinò i sequestri dei chioschi abusivi di Castel Porziano, poi demoliti quest'anno con "le ruspe della legalità" getta anche un'altra ombra. Nulla di certo ancora. Ma il dubbio, lecito, c'è.

    L'APPELLO - Eppure, lo scorso aprile quando ancora la stagione estiva doveva iniziare, i gestori dei chioschi avevano lanciato un grido d'allarme. Nell'incontro tenuto al chiosco 'Mediterranea', Claudio Presutti presidente del consorzio 'Capocotta Cinque Spiagge' chiese al Comune di impegnarsi "per una rapida approvazione del Piano di Gestione della Riserva, per poi autorizzare una proroga minima indispensabile dell'attuale gestione, al fine di non perdere il know-how che fino ad oggi ha permesso di rendere Capocotta libera e fruibile nell'esclusivo interesse dei cittadini". 

    RISCHIO ABBANDONO - Appello, forse, non ascoltato e questa situazione potrebbe gettare nell'abbandono Capocotta. E' per questo che, in occasione della presentazione dei dati finali della campagna Goletta Verde sullo stato dei mari e delle coste italiane, Legambiente ha lanciato un appello: "Bisogna agire in fretta per salvare la parte più pregiata del litorale romano, recuperando anche vecchie e nuove mancanze amministrative evidenti, dopo anni di attesa anche la Giunta Marino in questi ultimi due anni non ha fatto nulla".

    BENE COMUNE DA NON ABBANDONARE - Il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legambiente Lazio Roberto Scacchi poi continuano: "In questi anni la spiaggia di Capocotta è stata curata e gestita bene con la garanzia di pulizia e presidio. Ora c'è bisogno di dare una continuità gestionale attraverso procedure di evidenza pubblica per non lasciare a se stessa la spiaggia più bella e pregiata del litorale di Roma".

    Per Legambiente, se il Comune di Roma "non è riuscito a mettere a bando di evidenza pubblica la gestione chioschi entro la data ultima dello scorso 31 maggio, ora avvii la procedura immediatamente con criteri premiali per chi ha garantito la legalità e rispettato le regole. Deve essere garantita la continuità della buona pratica e la chiusura serena della stagione in corso per non lasciare l'area non gestita quando di contrasto la quasi totalità degli stabilimenti di Ostia, gran parte dei quali vietano il mare ai non paganti formando il Lungomuro che denunciamo da anni, ha avuto affidamenti diretti e deroga fino al 2020". Il tema è caldo, non bisogna rilassarsi in fondo "Capocotta non è Kingston".

    Di Lorenzo Nicolini

    Da ostia.romatoday.it - 14 Agosto 2015

  • Capocotta, la spiaggia di nuovo invasa da centinaia di sacchi di calcinacci e travi di legno

    Capocotta, la spiaggia di nuovo invasa da centinaia di sacchi di calcinacci e travi di legno

    Non sono bastate le denunce – pubbliche e inoltrate alle forze dell’ordine – così come non è servito il sequestro dell’area. A distanza di quasi un mese e mezzo, sulla spiaggia di Capocotta la situazione è la stessa che avevamo documentato il 26 gennaio: nel tratto tra Ostia e Torvaianica, e più precisamente non molto distante dallo stabilimento “Settimo Cielo”, al chilometro 8,700 della Litoranea, dove il 28 gennaio Nucleo di Polizia marittima e tutela ambientale della Capitaneria di porto di Fiumicino ed il personale della Delegazione di spiaggia di Ostia avevano provveduto a sequestrare l’area demaniale di 2.500 metri quadri, sono ricomparsi centinaia di sacchetti pieni di calcinacci e materiale di risulta. Accanto alla “muraglia” fatta ad arte con i sacchi, sono stati accatastati materiali ferrosi e travi di legno.
    Ancora una volta la segnalazione arriva da un attento cittadino che questa mattina stava passeggiando sulla spiaggia e ancora una volta ci si chiede chi mette tutto quel materiale sulla spiaggia pubblica, a ridosso delle dune, e perché.
    Domande a cui solo le forze dell’ordine, che invitiamo a verificare, possono dare una risposta.

    Da ilcorrieredellacitta.com - 6 marzo 2016

  • Capocotta, riaprono i chioschi: saranno autorizzati fino al 30 settembre

    Capocotta, riaprono i chioschi: saranno autorizzati fino al 30 settembre

     Il via libera è arrivato dopo che le strutture hanno abbattuto gli abusi. L'obiettivo è di garantire sicurezza e decoro ai tre chilometri di spiagge tra Ostia e Torvajanica

    Tornano i servizi sulle spiagge libere di Capocotta, il tratto di arenile tra Ostia e Pomezia. Il via libera è arrivato dagli uffici del X Municipio che ha già autorizzato quattro ex gestori dei chioschi che, in queste settimane, avevano provveduto all'autodemolizione delle strutture abusive.

    I chioschi, che sono autorizzati ad essere aperti fino al 30 settembre, dovranno garantire i servizi alla balneazione: bagnini, servizi igienici, pulizia dell'arenile‎, noleggio lettini e bar. Per la riapertura del quinto chiosco manca solo un certificato di collaudo statico. ‎Tre chioschi sono già attivi da tre giorni.

    Si tratta del Mediterranea, Mecs e Dar Zagaia. A breve apriranno anche Settimo Cielo e Porto di Enea. Discorso diverso per l'Oasi Naturista, la struttura realizzata sulla storica spiaggia riservata ai nudisti: niente dissequestro, ma l'arenile resterà dedicato agli amanti del naturismo.

    Da ostia.romatoday.it – 25 giugno 2016

  • Capocotta, riaprono i chioschi. Torna il racket dei parcheggiatori

    Capocotta, riaprono i chioschi. Torna il racket dei parcheggiatori

    Il via libera è arrivato dopo che le strutture (chiuse dallo scorso febbraio) sono state ridimensionate. Autorizzazioni in scadenza il 30 settembre con l’obiettivo di garantire sicurezza e decoro ai tre chilometri di spiagge tra Ostia e Torvajanica

    di Valeria Costantini

     

    Riapre Capocotta. Più precisamente i noti chioschi, sorti sulle spiagge libere più amate dai romani, potranno tornare operativi. Il via libera è arrivato in queste ore dagli uffici del X Municipio, sciolto per mafia e oggi gestito dalla commissione prefettizia coordinata da Domenico Vulpiani. La determina di autorizzazione è provvisoria e durerà fino al 30 settembre: l’obiettivo è quello di garantire sicurezza e decoro ai tre chilometri di arenile tra Ostia e Torvajanica.

    Lettini e salvataggio

    I titolari possono così riaprire le strutture balneari sulla via Litoranea, sequestrate lo scorso febbraio per abusi edilizi in area protetta. Ma per il momento possono solo provvedere al noleggio lettini e, soprattutto, al servizio di salvataggio. Si attende infatti il dissequestro definitivo da parte del sostituto procuratore che indaga sul caso-Capocotta, Francesco Dall’Olio: dopo il provvedimento – richiesto proprio venerdì scorso - i chioschi potranno anche riprendere l’attività di somministrazione vivande. I permessi valgono per ora solo per «Mec’s», «Dar Zagaia», «Mediterranea», «Porto di Enea» e «Settimo Cielo», ovvero i chioschi che, attendendosi alle prescrizioni della procura, avevano avviato le auto-demolizioni dei manufatti ritenuti abusivi.

    Restano i nudisti

    Discorso diverso per l’«Oasi Naturista», la struttura realizzata sulla storica spiaggia riservata ai nudisti: niente dissequestro, ma l’arenile resterà dedicato agli amanti della tintarella integrale. Secondo il fascicolo in mano a prefetti e magistrati, l’Oasi - che ha fatto opposizione ai sigilli e proseguito l’attività - sarebbe priva di «riconoscimenti giuridici validi, autorizzata solo da una delibera mai tramutata in determina o convenzione vera e propria». Negli ultimi giorni il Municipio ha provveduto a controllare gli auto-abbattimenti effettuati e ha già operato i collaudi statici: i chioschi sono stati riportati alle cubature previste dalla convenzione stipulata con il Comune quindici anni fa, da ampliamenti anche di 200 metri quadrati a mini-strutture di 65.

    Verso il bando

    Le autorizzazioni della commissione straordinaria di Ostia sono scattate anche a seguito di numerose segnalazioni in merito ai fenomeni di criminalità in atto a Capocotta: prostituzione e spaccio di droga dilaganti, a cui era urgente porre un freno. Inoltre, era altrettanto importante assicurare la presenza dei bagnini sulle spiagge libere della zona, salvaguardando la sua fruizione da parte delle migliaia di visitatori. I procedimenti giudiziari proseguiranno a prescindere dai dissequestri e dall’utilizzo delle strutture che poi, in autunno, saranno oggetto di un bando pubblico di gara. Intanto, cancelli aperti e servizi a disposizione dei bagnanti.

    Da roma.corriere.it - 12 giugno 2016

  • Capocotta, sequestrati manufatti abusivi sulla spiaggia protetta

    Capocotta, sequestrati manufatti abusivi sulla spiaggia protetta

    Erano in fase di realizzazione nel lido Settimo Cielo, che si trova in una zona di interesse naturalistico. Accertamenti sul titolare della concessione

     di Valeria Costantini

    Senza concessione dall’estate 2015, avevano allestito un cantiere in piena area protetta. Sono scattati i sigilli per le strutture della spiaggia libera attrezzata Settimo Cielo a Capocotta, zona di pregio naturalistico alle porte di Ostia, già da tempo oggetto di indagini. I vigili urbani del X gruppo del lido, intervenuti su segnalazione di alcuni cittadini, hanno riscontrato nei pressi del chiosco diverse violazioni. Quattro manufatti di circa 200 metri quadrati sono stati posti sotto sequestro probatorio: secondo i primi accertamenti non avevano i permessi, erano stati realizzati su una pedana in legno di circa mille metri quadri.

    Sigilli in spiaggia

    Accanto al chiosco i resti del probabile cantiere. Centinaia di sacchetti di sabbia, pezzi di ferro, calcinacci, abbandonati a ridosso delle preziose dune di Capocotta, are Sic, Sito di Interesse Comunitario e Zona a Protezione Speciale. Il gestore della spiaggia attrezzata, Valerio De Santis, è stato invitato nella caserma della polizia locale di Ostia per gli accertamenti. A coordinare l’indagine gli uomini guidati dal comandante del Gruppo X Mare Antonio Di Maggio insieme ai militari della Capitaneria di Porto. L’area di Capocotta è al momento in “bilico”: i chioschi sorti negli anni, con le concessioni scadute un anno fa, erano stati autorizzati all’attività grazie a una proroga da parte dell’amministrazione Marino. Resta ancora da chiarire come sarà gestita invece la questione entro l’inizio della prossima stagione balneare.

    Da roma.corriere.it - 28 gennaio 2016

  • Capocotta, sopralluogo capitaneria porto: accertamenti su chioschi

    Capocotta, sopralluogo capitaneria porto: accertamenti su chioschi

    La Capitaneria di Porto di Roma ha effettuato questa mattina un sopralluogo presso i chioschi delle spiagge libere di Capocotta. "Stiamo implementando i controlli su Capocotta - ha spiegato Lorenzo Savarese comandante della Capitaneria di Porto di Roma - al fine di verificare il normale assetto di gestione". A quanto si apprende sono in corso ulteriori accertamenti, coordinati dalla Procura di Roma, in merito a presunti ampliamenti abusivi delle strutture. (omniroma.it)

    Da repubblica.it (Cronaca di Roma) – 18 Maggio 2015

  • Chioschi a Capocotta, sequestrate le strutture abusive sulla spiaggia

    Chioschi a Capocotta, sequestrate le strutture abusive sulla spiaggia

    I sigilli sono stati apposti nelle strutture irregolari Dar Zagaia, Mediterranea, Porto di Enea, Oasi di Capocotta, Mecs Village

    Operazione Dune sulle spiagge libere di Capocotta. Da questa mattina una ventina di agenti del X gruppo Mare della Polizia locale di Roma Capitale, stanno eseguendo sequestri preventivi ai danni di manufatti abusivi presenti sull'area. In particolare gli agenti diretti dal comandante Antonio Di Maggio stanno operando tra il km 8 e il km 10 della via litoranea.

    Qui si trovano numerosi chioschi finiti sotto la lente d'ingrandimento del Prefetto Vulpiani che, di concerto con la Procura, nei giorni scorsi ha dato il via libera all'operazione di sequestro. I sigilli sono stati apposti ai chioschi Dar Zagaia, Mediterranea, Porto di Enea, Oasi di Capocotta, Mecs Village.

    A dare impulso alla ricognizione sugli abusi era stato l'assessore alla legalità Alfonso Sabella, da marzo 2014 fino a settembre, delegato sul litorale.

    Nel dettaglio gli abusi riscontrati riguardano, per quanto riguarda "Er Zagaia" 240 dei 300 metri quadri del ristorante, due locali magazzini, una struttura di legno. Al Mediterranea invece riscontrate irregolarità nelle tettoie, diventate poi di fatto manufatti, e una una struttura in legno. Al "Porto di Enea, irregolare la pedana in legno e 130 metri quadri di copertura in teli; inoltre un magazzino in legno e un manufatto in legno. All'Oasi di Capocotta un chioscho di 55 metri quadri adibito a bar ristorante, un gazebo con infissi e quattro manufatti in legno. Al Mecs Village irregolare gli ampliamenti di bar e cucina, 500 metri di pedana, un chiosco in pvc e un manufatto adibito a bar.

    Da ostia.romatoday.it - 11 febbraio 2016

  • Comunicato stampa OASI NATURISTA DI CAPOCOTTA: Unilazio chiede al Campidoglio il ripristino della situazione originaria.

    Comunicato Stampa - "Oasi naturista di Capocotta: Unilazio chiede al Campidoglio il ripristino della situazione originaria"

    Giovedì 16 Luglio 2015

    In  vista  del  rinnovo  del  bando  per  l’assegnazione  della  gestione  dei  servizi  all’interno  dell’OasiNaturista di Capocotta, una delegazione del Consiglio Direttivo di Unilazio (Unione Naturisti Italiani– Sezione Lazio) si è incontrata con l’Assessorato all’Ambiente e Sostenibilità del Comune di Roma ,in  mano  a  Estella  Marino,    per  chiedere  che  su  questo  tratto  di  arenile,  dedicato  dal  1999  allapratica  naturista,  si  faccia  uno  sforzo  per  riportalo  alle    origini.  In  questi  16  anni,  infatti,  l’OasiNaturista  di  Capocotta  ha  conosciuto  una  metamorfosi  ingiustificata  che  l’ha  trascinata  oltre  leindicazioni contenute nella delibera comunale con la quale venne istituita, conferendole da alcunianni l’appellativo di “spiaggia clothing optional”.
    La  rimessa  a  bando  del  chiosco  e  della  spiaggia  dovrà  quindi,  per  Unilazio,  riportare  all’utilizzoesclusivamente naturista dell’Oasi, oggi frequentata anche  per il 50% da gente in costume, a tuttodiscapito dei naturisti stessi che, già costretti – per evidenti motivi di legge -  in un’area deliminatadi  250  metri,  per  giunta  erosa  dalle  mareggiate,  si  trovano  ora  a  doverla  condividere  con  chinaturista non è  ed ha peraltro a disposizione, sulle stesso tratto di Capocotta, altri 5 chioschi conarenile.
    Tutto ciò  –  precisa Unilazio  -  se da un lato  non  può che evidenziare l’avvio,  da parte del mondo“tessile”, di un nuovo approccio e  di una nuova  attenzione culturale nei confronti del naturismo,dall’altro lato  “ci costringe comunque a tener conto del fatto che nel nostro Paese le norme delcodice penale ancora lasciano alta la barriera tra  chi è “dentro” e chi è “fuori” queste filosofie divita. Prova ne è che in Italia dobbiamo ancora ricorrere alle spiagge naturiste legalizzate (e dunqueben circoscritte ed evidenziate) per poter esercitare in aree di pochi metri quadri ciò che in altriPaesi è da sempre un diritto rientrante nelle libertà dell’individuo.”
    L’auspicato  ritorno  al  passato  imporrà  di  conseguenza  una  ponderata  riflessione  anche  sullapresenza  del  ristorante  all’interno  dell’Oasi,  mentre  lo  studio  da  parte  dell’Assessorato  di  un“progetto-pilota”  sulla prima spiaggia naturista autorizzata nel nostro Paese,  la spiaggia naturistadella Capitale,  potrebbe  indurre  –  suggerisce Unilazio  –    ad un ampliamento  dell’area  legalizzataproprio  in  vista  del  raggiungimento  di  quelle  finalità  turistico-ricreative  sulla  utilizzazione  deldemanio  marittimo  richiamate  nella  legge  26  giugno  2015,  n.  8,  recentemente  approvata  dallaRegione Lazio.
    Per  il  Campidoglio  potrebbe  essere  questa  l’occasione  per  iniziare  a  lavorare  su  soluzioniprogettuali  che  portino  allo  sviluppo  del  turismo  naturista  nella  Capitale  secondo  un  modelloesportabile anche in altri Comuni: “non lasciamocela scappare di mano”, esorta Unilazio.

  • Da Capocotta a Castelporziano: nuovi chioschi e dune naturali, rinasce la spiaggia libera dei romani

     Da Capocotta a Castelporziano: nuovi chioschi e dune naturali, rinasce la spiaggia libera dei romani

    Per la prima volta dopo 15 anni un bando per i servizi dell'oasi naturale. La denuncia di De Luca: "L'arenile è invaso dai lettini selvaggi e dai ristoranti"

    Sono le spiagge libere dei romani, Capocotta, l'oasi naturale che dipende dal Campidoglio e, sempre sulla litoranea, più vicina ad Ostia, Castel Porziano, quella donata dal presidente Saragat e presa in carico dal municipio. Le spiagge dei nudisti, gay friendly, dei chioschi, dell'ormai mitico Festival dei Poeti di sua Maestà dell'Effimero, Renato Nicolini, e della cultura underground. E lo scenario del caso Montesi, la ragazza ritrovata morta sulla spiaggia negli anni Cinquanta, il primo grande giallo politico-criminale d'Italia di cui parla Arbasino in Fratelli d'Italia. E il cinema? Qui si è visto di tutto, dai set di Tinto Brass al Moretti d'annata di Ecce Bombo, all'irresistibile partita a pallone per recuperare la gamba-scultura di Aldo, Giovanni e Giacomo. Per non parlare delle notti adrenaliniche d'estate passate ballando sulla sabbia fino all'alba.

    Ma adesso, perlomeno per Capocotta, dopo lo shock di Mafia Capitale, ecco che per la prima volta dopo 15 anni si sta preparando una gara per la concessione dei chioschi, la cui storia è iniziata negli anni Novanta, e con un nuovo progetto che prevede il ritorno agli spazi originari, il restauro e in qualche caso il ripristino delle passerelle di legno e delle staccionate ai lati che proteggono la duna, il pagamento di un nuovo canone annuo e il servizio di pulizia e di salvataggio. "Quella che nell'insieme doveva essere una spiaggia libera dei romani, di circa due chilometri e mezzo con dei piccoli chioschi di legno, di sessanta metri quadrati" spiega il presidente della Commissione Ambiente del Campidoglio, il consigliere dem Athos de Luca "piano piano ha subito una lenta ma radicale metamorfosi che ha trasformato spesso i chioschi in mega ristoranti, con l'occupazione fino a mille metri di superficie di spiagge cosiddette libere, che, con il fenomeno di "lettino selvaggio" specialmente a Castelporziano, sono di fatto diventate a pagamento".

    Nelle scorse settimane il Municipio di Ostia, proprio per quanto riguarda Castelporziano, ha annunciato, di fronte a una situazione di abusivismo diffuso e irregolarità, gli atti necessari alla rimozione degli abusi e al ripristino delle regole in vista di un bando. Diversa è la situazione di Capocotta, inserita nel perimetro della Riserva del Litorale, che, in attesa dell'approvazione del piano di assetto  si prevede sarà approvato entro l'anno    è sottoposta alle autorizzazioni della Commissione Nazionale della Riserva. Tuttavia anche a Capocotta i chioschi si sono estesi dagli originali 60 metri quadrati fino a 200, anche se sulla spiaggia libera non si pratica la tecnica del "lettino selvaggio". E per l'area a giugno 2015 scade la delibera comunale del 2000 che prevedeva un regime di concessione dei chioschi per dieci anni, rinnovabile annualmente per ulteriori cinque.
    "Per questa ragione" aggiunge De Luca "il Comune sta predisponendo un bando per un solo anno. Poi, non appena sarà approvato il Piano di Assetto della Riserva del Litorale, si potrà finalmente riorganizzare tutto il comparto di Capocotta rispetto agli accessi al mare, ai parcheggi e alla tipologia dei chioschi per rispettare le dune e la spiaggia". L'obiettivo, naturalmente, è che il litorale di Castelporziano e Capocotta, che ospita la spiaggia libera più grande d'Europa, un patrimonio straordinario di tutti i romani, torni ad essere libero a tutti gli effetti, assicurando attraverso specifici bandi la legalità e la trasparenza nella gestione delle spiagge e dei cosiddetti chioschi che dovranno assolvere alla funzione originaria di servizio e non di stabilimenti balneari.

    "La battaglia per l'ambiente e la legalità che Roma ha intrapreso con i varchi a Ostia per il libero accesso alle spiagge" conclude il consigliere dem "deve estendersi anche alle spiagge libere di Castelporziano e Capocotta. E come presidente della Commissione Ambiente seguirò puntualmente tutti i passaggi necessari al raggiungimento di questo obiettivo. Il Pd farà del diritto al godimento delle spiagge libere del litorale romano una battaglia di civiltà e legalità, che per troppi anni è stata dimenticata".

    Da Repubblica.it (Cronaca di Roma) -4 aprile 2015

  • Eventi Estate 2015

    Eventi Estate  2015

    Giovedì 9 Luglio 2015

     Cari soci, cari amici,

    Tra le prime cose decise dal consiglio direttivo, nella sua prima riunione, è il tenace presidio di tutte le spiagge laziali che hanno frequentazione naturista:
    Santa Severa e Capocotta in modo particolare, ma anche Gaeta (Arenauta-300 Scalini) con la collaborazione di UNI Campania.
    La buona riuscita della presenza associativa, passa necessariamente da una frequentazione assidua degli iscritti.

    Con questo spirito di rinnovata determinazione, per poter contribuire ad una ottima riuscita, tutti gli amici naturisti, e soprattutto i soci, sono invitati a partecipare alle prossime attività in spiaggia organizzate da Uni Lazio.

    Per i prossimi fine settimana, sono state previste le seguenti date :

    11/12 Luglio      Santa Severa, spiaggia delle Sabbie Nere

    L'associazione sarà presente sia sabato che domenica nel tratto di spiaggia che si trova 200 metri a sinistra dall'uscita del parcheggio Varco 54 ed immediatamente prima del "ponte rotto". Saranno visibili le Bandiere UNI Lazio e sarà allestito un punto informativo con riviste di carattere naturista e volantini informativi.

    È prevista la condivisione di cibo, bevande, dolci, secondo la libera volontà e capacità di ognuno. La sera di sabato 11 luglio, chi vorrà potrà aggregarsi per una cena che sarà stabilita nel luogo e nell'orario, direttamente in spiaggia, sulla base del numero dei partecipanti.

    18/19 Luglio      Oasi Naturista di Capocotta

    Il posizionamento delle bandiere e del presidio UNI Lazio sarà nella estremità destra dell'Oasi Naturista di Capocotta (nord), cioè ai confini della zona di spiaggia libera che conduce al Settimo Cielo.
    Sarà disponibile materiale divulgativo sul naturismo (libri riviste), e sarà gradita la partecipazione massiccia di tutti i soci che vorranno aderire.

    Anche in questa occasione, è prevista la condivisione di cibo, bevande, dolci, secondo la libera volontà e capacità di ognuno.

    Detto ciò, annunciamo che le novità non finiscono qui!!

    25/26 Luglio    Spiaggia le Morge Torino di Sangro (CH)

    Lo scorso anno fu sperimentato un proficuo gemellaggio fra le associazioni ANAB ed UNI Lazio relativamente alle serate in sauna.

    Abbiamo intenzione di ripetere questo scambio anche in spiaggia, in occasione del weekend 25/26 luglio, presso la spiaggia “Le Morge”, situata nella costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti. Se ci fossero dei soci interessati all’iniziativa, preghiamo di comunicarlo in modo da potersi organizzare, sia con le macchine per condividere il viaggio, sia, nel caso in cui ci fosse anche la volontà di pernottare la notte del 25, per poter reperire la struttura più funzionale alle nostre esigenze e col prezzo migliore. Nei week end di fine agosto, o inizio settembre, una delegazione di ANAB sarà invece presente sulle nostre spiagge. La data e la spiaggia verrà in seguito comunicata a tutti i soci ed a chiunque volesse unirsi a noi.

    Similmente siamo in contatto anche con Francesco De Gennaro, Presidente di Uni Campania, al fine di organizzare una giornata in spiaggia, quella dell’Arenauta ( Gaeta ), in cui le due associazioni possano dare un segnale forte di presenza e permettere ai rispettivi soci di conoscersi e fraternizzare.

    Troverete sulla pagina Facebook, e nel gruppo segreto Facebook dei soci, gli aggiornamenti sulle attività e le iniziative che il consiglio direttivo promuoverà anche nei confronti degli enti pubblici, per diffondere e tutelare i valori del naturismo.

    Buon Naturismo a tutti.

  • La Foresta di Capocotta è salva: Romanatura la terrà in affitto per 6 anni

    La Foresta di Capocotta è salva: Romanatura la terrà in affitto per 6 anni

    Con 12mila euro l'anno è stato sottoscritto un contratto pluriennale che mette al riparo dal taglio centinaia di alberi d'alto fusto. Antonini: "Bisogna ringraziare i cittadini che si sono mobilitati in difesa della foresta"

    La notizia dell’abbattimento delle prime querce secolari, annunciata  lo scorso marzo dall’ex Presidente del WWF Lazio, aveva gettato tutti nello sconforto. “L’ultimo bosco d’alto fusto della campagna romana sta cadendo al suolo. Il canto degli uccelli, nella foresta di Capocotta, è stato sostituito dal brusio delle motoseghe”. Una sciagura per la Riserva di Decima Malafede, a difesa della quale si sono levate immediatamente le proteste dei cittadini

    LA BUONA NOTIZIA - “Dopo un anno dall’inizio dello sciagurato taglio del bosco, bloccato dal clamore suscitato dalle denunce di Romatoday, finalmente l’area è stata ripresa in affitto dall’ente Romanatura, al costo di 12.000 euro annui per 6 anni” spiega oggi Marco Antonini, ex numero uno del WWF Lazio. L’operazione, per quanto di scarso impatto economico, non era affatto scontata. Le rassicurazioni dell’ente regionale, erano arrivate ma non avevano contribuito granchè a rasserenare gli animi. 

    LA VICENDA - Il Commissario straordinario di Romanatura Gubbiotti, riconoscendo  di guardare "con favore e molta apprensione alle sollecitazioni dei cittadini e della stampa" aveva dichiarato l'intenzione di salvaguardare il bosco. La decisione di rilasciare il nullaosta per il taglio degli alberi, per sua stessa ammissione, era però stata data dal "Settore Naturalistico dell'Ente". Lo aveva però fatto "in piena autonomia". Dunque senza consultare il Commissiario. Una notizia, quest'ultima, che non contribuiva a tranquillizzare i cittadini. A togliere le castagne dal fuoco aveva infine provveduto il Presidente Zingaretti. "Stop al taglio degli alberi a Capocotta - aveva annunciato il Governatore con un tweet -  RomaNatura riaffitterà questa area privata" . Promessa mantenuta.

    MERITO DEI CITTADINI - “Finalmente viene chiusa positivamente questa bruttissima pagina che ha rischiato di far perdere uno dei patrimoni maggiori di tutta la Campagna Romana in termini di biodiversità – osserva Marco Antonini, memoria storica della Riserva di Decima Malafede - Prendiamo atto con soddisfazione del nuovo contratto di affitto e ringraziamo tutti i cittadini che si sono mobilitati per chiedere a gran voce di salvare questa preziosa foresta”.

    Da eur.romatoday.it – 9 marzo 2016

  • La nostra storia

    La nostra storia

     

    UNI LAZIO: COME ERAVAMO…

    Articolo di Simona Carletti pubblicato su INFO Naturista n. 61 (Gennaio - Marzo 2014)

    La storia dell’associazione naturista UNI Lazio è la storia di una piccola associazione capace di grandi cose.

    Essa è stata fondata da un gruppo di ex soci del Club Etruria a seguito di dissensi in seno a quest'ultima associazione a suo tempo fondata dai coniugi Claudio Ranieri e Ada Coppi.

    Il primo gruppo di soci era formato da Carlo Consiglio, Giuseppa Clelia Spadaro detta Giuseppina, Carla Botter, Stefano Ciafrone, Valerio Recchioni, Cecilia Rocchi e Fabio Perfetto, che firmarono l'atto costitutivo del 13 dicembre 1995, dando vita così alla sezione locale dell’Unione Naturisti Italiani con iniziative ed obiettivi autogestisti e riferiti al proprio ambito locale e regionale.

    L’attività che veniva svolta era mirata soprattutto alla diffusione dei principi del naturismo attraverso conferenze tenute principalmente da Carlo Consiglio e la continua opera informativa presso la storica spiaggia di Capocotta.

    L’Uni Lazio era, nel contempo, molto presente nel sollecitare le forze politiche del Comune di Roma affinché venisse riconosciuta ufficialmente la pratica del naturismo a fronte di progetti del Comune stesso che intendevano regolamentare l’intera area sottraendola a decenni di illegalità diffusa. Al tempo stesso, con il decreto del 29 marzo 1996, il Ministero dell’Ambiente istituiva che tale zona fosse inserita nella Riserva Naturale Statale “Litorale Romano” quale zona 1 (di massima protezione). In seguito la stessa area dunale, sarà protetta anche dalla Comunità Europea e dallo Stato come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Ambientale (ZPS), ciò a sottolineare il gran pregio ambientale del luogo.

    Nel frattempo, il 7 gennaio 1997 fu redatto un nuovo atto costitutivo che fu registrato a Roma nell'Ufficio del Registro Atti Privati. In quel primo periodo i più attivi erano Carlo Consiglio (presidente), Giuseppina, Stefano Ciafrone e Carlo Domenichini.

    Sempre nel mese di gennaio del 1997, sollecitata da vari incontri dell’UNI Lazio con forze politiche e soprattutto con il Consigliere comunale Pino Galeota, la II° Commissione Consiliare del Comune di Roma approvava la proposta di delibera che intendeva destinare una parte della spiaggia di Capocotta al naturismo. Quando però la proposta fu sottoposta al Consiglio comunale la stessa non poté essere approvata per l’ostruzionismo di Alleanza per Roma. Bisognerà attendere il 1999 quando il Comune di Roma, guidato dall’allora Sindaco Francesco Rutelli, a seguito dell’accordo di tutte le forze politiche, approvava la delibera n. 104 in base alla quale spiagge libere attrezzate avrebbero potuto essere destinate alla pratica del naturismo. Tale delibera veniva applicata individuando un tratto di circa 200 m. della spiaggia di Capocotta, all’altezza del chilometro 9,200 della via litoranea. Ciò ha comportato la costruzione di un nuovo chiosco, inizialmente bloccato dalla Commissione Statale Riserva del Litorale, che poi a seguito delle assicurazioni di tutela ambientale espresse dall’UNI Lazio ha revocato la sua posizione nella primavera del 2000. L’UNI Lazio, intanto, a seguito di alcuni dissensi interni, aveva eletto Paolo Guerra come nuovo Presidente, che tenne l’incarico per circa un anno per poi riconsegnarlo a Carlo Consiglio.

    Il 26 maggio 2000 – alla presenza dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Roma Loredana De Petris, del Consigliere comunale Pino Galeota, dell’UNI con Gianfranco Ribolzi, Paolo Guerra, Giuseppina Spadaro, Carlo Consiglio, della stampa, di tanti ospiti e molti naturisti– è avvenuta l’inaugurazione ufficiale di un’area della spiaggia di Capocotta quale prima spiaggia libera in Italia dove è possibile praticare il naturismo tutelati dalla legalità. Un passo storico per il naturismo italiano, il primo vero riconoscimento istituzionale anche se poi la stessa spiaggia purtroppo non sarà mai quello che avrebbe dovuto essere.

    Successivamente l’UNI Lazio ha sollecitato anche gli organi regionali affinché fosse promosso il turismo naturista destinando a tale pratica strutture e campeggi. Questa era infatti la finalità della proposta di legge regionale, che fu presentata a Roma il 6 dicembre 2001 (primo firmatario il Vice Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Renzo Carella), per dare spazi e certezze giuridiche a tutti i cittadini che volevano liberamente esercitare la pratica del naturismo e del nudismo ad esso collegato. Tale proposta non poté essere approvata per il termine della legislatura.

    Intanto questi eventi e tutte le battaglie condotte a favore dei diritti dei naturisti, amplificate dalla capacità di Paolo Guerra di essere presente come associazione sugli organi di stampa locali e nazionali con centinaia e centinaia di articoli, interviste radiofoniche e televisive, hanno dato all’UNI Lazio un’enorme visibilità che, per la serietà delle richieste, ci ha posto nella favorevole posizione di interlocutori delle Istituzioni a tutti i livelli. Ciò portò l’UNI Lazio a confrontarsi con il Parlamento sollecitando le forze politiche più sensibili all’approvazione di una legge nazionale capace di regolamentare il naturismo nel nostro Paese. Eravamo nella XIV legislatura (2001/2006): alla Camera erano state presentate le proposte di legge dell’On. Massidda (C.286) e dell’On. Pecoraro Scanio (C. 961), al Senato quella dell’On. Turroni (S. 153) quando, Il 28 luglio 2004, con grande sostegno della FENAIT, fu presentato per iniziativa parlamentare dell’On. Franco Grillini il disegno di legge C. 5194, con oltre 40 cofirmatari dell’area del centro sinistra. Un disegno di legge innovativo rispetto ai precedenti poiché introduceva la depenalizzazione dell’articolo 726 del codice penale 'atti contrari alla pubblica decenza’. In tale occasione, per iniziativa dell’UNI Lazio ma con il sostegno e la partecipazione della FENAIT e delle associazioni aderenti, ebbe luogo una manifestazione di sostegno davanti Montecitorio.

    Numerosi naturisti, provenienti da tutte le associazioni naturiste federate hanno mostrato orgogliosamente davanti al Parlamento cartelli ai cittadini ed alla stampa per sostenere l’iniziativa dell’On. Grillini e per sollecitarne una rapida approvazione, nonché per partecipare all’interno di Montecitorio alla conferenza stampa con On. Franco Grillini e alcuni altri cofirmatari.

    Nel frattempo, l’UNI Lazio aveva quasi completamente abbandonato la frequentazione della spiaggia naturista di Capocotta su cui insistevano varie problematiche mai risolte: dall’invasione di fruitori tessili alla mancata tutela ambientale di un vero e proprio patrimonio naturalistico. Intensa e agguerrita è stata la battaglia condotta per anni dall’UNI Lazio per restituire tale lembo di paradiso alla corretta fruizione naturista ma gli interessi economici di pochi e la colpevole connivenza di alcuni poteri politici hanno avuto la meglio.

    L’UNI Lazio cominciò quindi a frequentare le altre spiagge del litorale laziale con tradizionale frequentazione naturista: in particolare la spiaggia dell’Arenauta a Gaeta e la spiaggia delle sabbie nere di Santa Severa.

    Si tenne poi a Roma nel gennaio 2005, sempre per iniziativa dell’UNI Lazio, un Convegno internazionaleorganizzato dalla FENAIT e dalla Commissione Speciale Turismo del Comune di Roma allo scopo di creare un importante momento di riflessione e progettazione sul futuro del naturismo nel nostro Paese. Al Convegno hanno partecipato tra i relatori i massimi dirigenti dell’INF, gli Onorevoli Franco Grillini e Paolo Cento presentatori alla Camera dei Deputati di due proposte di legge sul naturismo, nonché Pino Galeota, Presidente della Commissione Consiliare per il Turismo del Comune di Roma e Gianfranco Ribolzi Presidente della Federazione Naturista Italiana.

    Nella primavera del 2006 l’UNI Lazio fece presentare alla Regione Lazio, la proposta di legge regionale precedentemente decaduta, aggiornata e migliorata, dall’allora assessore all’Ambiente, Angelo Bonelli. Di lì a poco però lo stesso si dimise perché eletto in Parlamento dove anch’egli presentò alla Camera un progetto di legge sul naturismo.

    In quegli anni, come accennato prima, l’UNI Lazio frequentava principalmente la spiaggia dell’Arenauta a Gaeta e quella delle sabbie nere a Santa Severa: luoghi nei quali aveva intrapreso azioni ed iniziative mirate al riconoscimento ufficiale del naturismo presso i rispettivi comuni. Presso il Comune di Gaeta l’UNI Lazio, in collaborazione con il Comitato di difesa della Spiaggia dell'Arenauta (guidato da Francesco De Gennaro, oggi presidente dell’UNI Campania), ebbe numerosi incontri con l’allora assessore al Demanio e con il Sindaco. La trattativa culminò con la presentazione di un progetto da parte dell’UNI Lazio per destinare ufficialmente un tratto della spiaggia dell'Arenauta alla pratica del naturismo. Nell’estate 2007, sempre in collaborazione con il Comitato di difesa della Spiaggia dell'Arenauta, organizzammo un grande raduno naturista con conferenza stampa sulla splendida spiaggia dell’Arenauta per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali. Il raduno naturista ebbe molto successo anche grazie all’adesione giunta pubblicamente degli onorevoli Grillini e Poretti.

    Contemporaneamente, un lavoro analogo, veniva svolto dall’UNI Lazio presso il Comune di Santa Marinella competente relativamente alla spiaggia delle sabbie nere di Santa Severa. Nel 2007 infatti, grazie soprattutto all’impegno particolare dell’allora Segretario Gino Palumbo, l’UNI Lazio aveva ottenuto che il Comune di Santa Marinella inserisse nel PUA (Piano di Utilizzo degli Arenili) la previsione di uno spazio naturista presso la spiaggia delle Sabbie Nere. Tale deliberazione si perse poi, come spesso accade, tra i meandri della burocrazia, del succedersi delle Giunte comunali nonché nella latitanza della Regione Lazio. Di lì il nostro impegno, in anni recenti, ad intensificare la frequentazione della spiaggia occupandoci anche di mantenere integra la naturalità del luogo, instaurare nuovi rapporti con l’amministrazione locale nonché tessere rapporti ed alleanze con le associazioni del territorio. Nel 2012 il Comune di Santa Marinella ha provveduto ad una nuova adozione del testo del PUA del 2007 confermando la previsione di uno spazio naturista. Nel 2013 il Comune è andato poi ad elezioni, confermando il Sindaco uscente dal quale siamo stati recentemente ricevuti. Al momento non abbiamo certezze su quanto possa avvenire nel prossimo futuro relativamente alla creazione di questo nuovo spazio naturista, soprattutto riguardo ai tempi di attuazione e possibili varianti, siamo però decisi a continuare a lavorare con serietà ed impegno come abbiamo sempre fatto a favore del naturismo.

    Sono passati 19 anni dalla stesura del primo atto costitutivo dell’UNI Lazio e di cose ne sono state fatte molte: qui ho voluto riportare soltanto gli eventi più significativi, quelli cioè che al di là dei risultati ottenuti hanno spesso “aperto una breccia” nel panorama del naturismo italiano.

    Oltre le persone citate nel testo, voglio dire che sono state molte le persone, del passato e del presente, che hanno contribuito, ognuno a suo modo, in questo cammino. Io stessa ho avuto un ruolo attivo in tutti gli eventi citati: iscritta all’UNI Lazio dal 1999, ben presto entrata nel Consiglio Direttivo (dove sono tutt’ora), sono stata Segretario negli anni 2001/2004, poi eletta anche nel Consiglio Direttivo della FENAIT.

    Il Prof. Carlo Consiglio, Presidente Onorario è il simbolo e pilastro dell’associazione stessa.

    Esprimo un sentito ringraziamento a tutti i naturisti che hanno scelto di far parte dell’UNI Lazio e che continueranno con noi il nostro cammino.

  • Le Spiagge del Lazio

    Santa Severa - Sabbie nere

    Le sabbie nere, un’oasi naturista caratterizzata completamente da sabbia nera, che si snoda dal Castello fino al confine con la riserva naturale di Macchiatonda.
    Il tratto libero chiamato “le sabbie nere” è quanto di più riservato e spartano possa trovarsi, scevro di stabilimenti o altri servizi, elargisce senza risparmi il contatto vero con la natura. È luogo amato dai naturisti e dai nudisti che spesso hanno “alzato barricate” per mantenere questo sito.
    Il tratto naturista si estende per circa 200 metri, il limite va dal fosso d'acqua fino al ponticello rotto in pietra prima della garritta militare.

    Come si raggiunge:

    In auto:

    Entrata Varco 54: al km 51,7 della SS1 Aurelia contrassegnato con un grosso cartello pubblicitario c’è il “Varco 54”, si entra nel cancello e si percorre una strada sterrata di campagna. Alla fine della strada giungiamo in un parcheggio a pagamento. Si arriva nella spiaggia “tessile”, svoltare a sinistra in direzione sud e camminare per 230 metri. Il "Varco 54" è aperto da maggio a settembre.
    GPS 42.017194, 11.970737

    Con i mezzi pubblici:

    in treno con il servizio ferroviario metropolitano di Roma (Trenitalia), linea Roma-Civitavecchia FR5, scendere alla stazione di Santa Severa, quindi proseguire verso l'Aurelia (SS1) e infine girare a sinistra in direzione Roma.

    in corriera con il servizio trasporti regionale laziale (Cotral), linea Roma-Civitavecchia. La corriera si prende a Circonvallazione Cornelia (vicino alla fermata della metro A Cornelia), transito medio ogni ora ma nei momenti di punta ogni 30 minuti. Tempo di percorrenza circa 50-60 minuti, scendere alla fermata Aurelia Km 51,750/Cantoniera. I biglietti si possono acquistare in tabaccheria oppure in edicola.

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    Capocotta - Oasi Naturista

    Capocotta è una spiaggia che fa parte della "Riserva Naturale Statale del Litorale romano"situata fra Ostia Lido e Torvaianica. Questa splendida spiaggia è particolarizzata dalle dune di sabbia fina e chiara che si estendono dalla litoranea alla battigia.
    Il tratto naturista di 250 metri è gestito dal chiosco “Oasi Naturista” e dispone di lettini, ombrelloni, servizi igienici, ristorante.

    Come si raggiunge:

    In auto:

    da Roma, percorrere la Cristoforo Colombo, imboccare la Pontina (SR148) e uscire per Pratica di Mare/Torvaianica. Si prosegue per Via di Pratica e dopo 7 Km svoltare a destra per Via Arno costeggiando l'aeroporto militare fino ad arrivare al lido "Porto di Enea". GPS 41.660949, 12.410473

    Con i mezzi pubblici:

    Dalla fermata metro B "Piramide" prendere il treno per Ostia. Arrivati al capolinea, prendere l'autobus 07 barrato per il Villaggio Tognazzi e scendere alla fermata "Litoranea/Varco 4 - Porto di Enea".

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  • Naturisti, l'affare di Mafia Capitale. Le ruspe di Gabrielli a Capocotta

    Naturisti, l'affare di Mafia Capitale. Le ruspe di Gabrielli a Capocotta

    L'Oasi Naturistica finisce nel mirino del Prefetto di Roma. Nelle carte dello scioglimento del X Municipio gli interessi di Buzzi e Carminati sulle concessioni balneari di Ostia e Capocotta, ma anche sulla sede dei vigili urbani

    La mappa del litorale romano è destinata a cambiere sotto le scure dell'inchiesta Mafia Capitale: chioschi e affidamenti di Ostia passati al setaccio e anche la storica Oasi Naturista di Capocotto rischia di essere cancellata dopo essere finita in quella mappa degli orrori che emerga dalla relazione del Prefetto Gabrielli allegata al decreto del Presidente della Repubblica che scioglie il Municipio X e che riporta l’analisi della Commissione su procedure “di affidamento di appalti e concessioni di beni demaniali indiziate dalla presenza di soggetti criminali”.
    La piovra di Mafia Capitale avrebbe messo il proprio 'cappello' sulla gestione delle spiagge libere di Castel Porziano, di Capocotta e di Ostia, sul servizio di potatura delle alberature e sulla pedonalizzazione del lungomare nell’estate del 2014 “Ostia mon amour” come persino sulla nuova sede del Gruppo X della Polizia Municipale.

    Nella relazione che Gabrielli, ha inviato al Ministro dell’Interno Angelino Alfano lo scorso 8 luglio - consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale - si descrive la circoscrizione di Ostia come “profondamente inquinata e piegata alle esigenze delle diverse consorterie criminali” ed è presente in più passaggi il nome dell’ex Presidente del Municipio, Andrea Tassone, che avrebbe intrattenuto rapporti e connivenze con il branch economico di ‘mafia Capitale’, funzionali a far conseguire al sistema messo in in piedi da Buzzi e Carminati una serie di appalti pubblici.
    Una rete criminale che, per ironia della sorte era arrivata anche nella sede della Polizia Municipale: il X Gruppo, attualmente ospitato in un immobile privato con un "contratto scaduto per il quale l'amministrazione versa un milione di euro l'anno,  nel 2014 era alla ricerca di un nuovo immobile, ma delle tre offerte presentate dopo il bando, ne veniva ammessa una sola. “Il Comandante della Polizia di Roma Capitale - che in maniera a dir poco singolare non era stato affatto coinvolto nella procedura - informato per caso della vicenda, evidenzia formalmente l'assoluta inidoneità dei locali, la cui superficie utile era di gran lunga inferiore a quella richiesta”. Ma nonostante tutto dal Dipartimento patrimonio del Comune c'è fretta nel stipulare il contratto.

    A cadere sotto l'attenzione del prefetto è anche la gestione delle concessioni balneari della spiaggia di Capocotta affidata nel 1999 mediante procedura ad evidenza pubblica a 5 operatori per la durata di 10 anni rinnovabili di ulteriori 5: peccato che secondo quanto risulta a Gabrielli, oltre a “indiscriminati ampliamenti degli spazi assegnati”, i concessionari non avrebbero pagato i canoni dovuti.
    Colpa del Municipio che avrebbe chiesto solo ogni sei anni quanto dovuto ai concessionari, società che a loro volta si sarebbero opposte al pagamento presentando i conti delle manutenzioni straordinarie da calcolare a scomputo, “che tuttavia, ove effettivamente realizzate, risulterebbero comunque effettuate senza il preventivo assenso dell'Ente e dal medesimo non verificate, né ormai verificabili”.
    E proprio tra le concessioni finite all'indice di Mafia Capitale finisce l'area naturista di Capocotta, nata nel 1999 dallo scorporo di una concessione e affidata a soggetti privati. A tenere sotto controllo la gestione dell'affare sarebbe stato l'uomo di fiducia di Salvatore Buzzi, l'imprenditore Mario Monge, finito agli arresti sempre nell'ambito dell'inchiesta 'Mondo di Mezzo'.
    Per tagliare il marcio che si annida nell'affare delle concessioni il Prefetto di Roma Gabrielli propone di fare una vera e propria 'tabula rasa' e propone “l'adozione di misure volte ad eliminare il rapporto privatistico esistente relativo alla gestione dello spazio della spiaggia di Capocotta destinato all'area naturalista, spazio di proprietà demaniale, per il cui uso l'amministrazione capitolina non percepisce alcun canone”.

    Capocotta non è l'unica concessione a finire sotto le attenzioni del Prefetto: per le spiagge libere di Ostia la procedura presenta una prima anomalia in relazione al numero dei partecipanti “tenuto conto della remuneratività dell'attività oggetto di affidamento.” Ora chioschi e sabilimenti balneari  lidensi dovranno essere ripuliti dalle ombre di una vera e propria infiltrazione mafiosa dalla commissiona straordinaria che per 18 mesi 'reggerà' il Municipio di Ostia sotto la guida del prefetto Domenico Vulpiani, la sua vice Rosalba Scialla e Maurizio Alicandro a cui spettano tutte le attribuzioni spettanti del consiglio municipale, della giunta e del presidente del Municipio, “nonché ogni altro potere ed incarico connesso”.

    Da affaritaliani.it – 16 Settembre 2015

  • Oasi naturista di Capocotta, il blitz dei vigili finisce in rissa

    Oasi naturista di Capocotta, il blitz dei vigili finisce in rissa

     Dopo i sigilli, la procura ha disposto il dissequestro del chiosco al fine della demolizione. Ma il gestore, accusato di abusi in area protetta, non lo ha abbattuto e anzi si è scagliato contro gli agenti: denunciato per oltraggio e minacce a pubblico ufficiale

    di Valeria Costantini

    Un blitz dei vigili a Capocotta che finisce con insulti e minacce. La polizia locale del X Gruppo Mare si era recata domenica mattina all’Oasi naturista, la spiaggia libera sulla via Litoranea, riservata da vent’anni alla pratica del nudismo. Un controllo al noto chiosco che sorge sull’arenile, dopo alcune segnalazioni di cittadini in merito all’operatività della struttura. Due mesi fa infatti il pm Francesco Dall’Olio aveva ordinato il sequestro del chiosco, così come degli altri manufatti di Capocotta: si contestano ai titolari abusi edilizi in area protetta. Lo stesso pm, secondo quanto riportato dai vigili, aveva disposto il dissequestro ai fini della demolizione. Così non è stato secondo i controlli.

    Insulti e minacce

    All’arrivo dei vigili, sul posto per controllare se l’attività fosse aperta o meno, la tensione è salita. Uno dei titolari ha iniziato a insultare gli agenti intenti ad accertare la posizione dei presenti e la somministrazione di vivande: «Siete il cancro de ‘sto Paese», «A fenomeno, me fate un baffo», «Vergognatevi, fate schifo, il pupazzetto dello Stato, prega dio che non t’incontro per strada», alcune delle frasi rivolte ai vigili. I titolari si riferivano al dissequestro del chiosco ottenuto dai giudici che però, secondo i vigili, era finalizzato all’abbattimento degli abusi.

    Gli abusi e le demolizioni

    Gli altri quattro chioschi di Capocotta, dopo il sequestro avvenuto lo scorso febbraio, hanno già effettuato in autonomia le demolizioni: la struttura dell’Oasi ancora non si era mossa. Le operazioni di ripristino della legalità sulla spiaggia libera a ridosso di Ostia sono coordinate dai prefetti che guidano il X municipio sciolto per mafia. Il gestore, identificato, è stato denunciato per oltraggio e minacce a pubblico ufficiale. Gli accertamenti dei vigili - coordinati da Antonio Di Maggio - sull’attività del chiosco, somministrazione inclusa, sono ancora in corso.

    Da roma.corriere.it - 24 maggio 2016

  • Ostia, abusi a Capocotta: "Chioschi e spiaggia tornino al Comune"

    Ostia, abusi a Capocotta: "Chioschi e spiaggia tornino al Comune"

    Convalidato il sequestro dei cinque chioschi Da Zagaja al Porto di Enea e l'Oasi, dal Mecs Village al Mediterranea

    LA SPIAGGIA di Capocotta torna al Comune. Lo ha disposto ieri il tribunale di Roma, non solo convalidando il maxisequestro di cinque chioschi avvenuto due settimane fa da parte dei vigili urbani del X gruppo Mare diretti dal comandante Antonio Di Maggio, ma restituendo un bene demaniale allo Stato. Una disposizione epocale quella che porta la firma del sostituto procuratore Francesco Dall'Olio che, dopo molte battaglie per ripristinare la legalità sulle spiagge, apre una breccia importante.
     

    Lo scorso 11 febbraio su disposizione del prefetto Domenico Vulpiani, commissario del X Municipio, la municipale fece un blitz a Capocotta , la striscia di sabbia tra Ostia e Torvajanica, al termine del quale scattarono i sigilli per cinque chioschi. Da Zagaja al Porto di Enea e l'Oasi, dal Mecs Village al Mediterranea il mega chiosco, frequentato dai vip della capitale, il cui gestore è Claudio Presutti, nel direttivo di Legambiente fino al 2015. Fu proprio lui a organizzare, lo scorso 22 aprile, una conferenza stampa di Legambiente nel suo chiosco e, ad agosto, una raccolta di firme per fare pressione sul Comune e prorogare le concessioni all'associazione ambientalista. Numerosi gli abusi: da strutture da 50 diventate di 200 metri quadrati a ristoranti allargatisi fino oltre i 300.

    Nessuno era in regola con le concessioni e per tutti è scatatta una denuncia per abusi edilizi. Adesso, l'estate sulla spiaggia della cultura alternativa, l'area marina protetta delle Secche di Tor Paterno che si estende a soli 5 km dalla costa, tona a essere del Comune. I manufatti dovranno essere tutti buttati giù e il Comune si riserverà di indire un bando pubblico per rimettere a gara le concessioni. "Sono davvero soddisfatto per questa notizia - ha dichiarato il senatore dem Stefano Esposito - Finalmente il tribunale di Roma sta cominciando a capire il senso di una battaglia per la legalità, battaglia contro l'abusivismo da me iniziata con Orfini e Sabella e battezzata "le ruspe della legalità". Riguardò i cancelli e questi locali a Capocotta sarebbero stati il passo successivo. Mi complimento con comandante Di Maggio e col prefetto Vulpiani che sta portando avanti un lavoro serio su quel lungomare della vergogna ".

    Da roma.repubblica.it – 25 febbraio 2016

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