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INTRODUZIONE
ALLA DIETA VEGETARIANA
di
Fausto Marchi
Il
Naturismo nasce in Germania alla fine del XIX° secolo e con il tempo
si dimostrerà come la più formidabile ideologia del secolo,
tanto da sopravvivere al successivo crollo del nazionalismo prima e del
marxismo poi; anzi si può aggiungere che lo stesso naturismo non
ha ancora sviluppato appieno la sua carica innovatrice e rivoluzionaria
(mi si perdoni questo termine, ma va inteso come esente dal suo significato
politico) anche a causa del diffuso ostracismo nei suoi confronti mosso
da sistemi politici liberticidi e/o da religioni intolleranti.
Per la maggior parte dei profani l’ideologia naturista è vista
come la filosofia del nudismo, cioè la pratica della nudità
in promiscuità senza differenza di sesso o di età; questo
è certamente comprensibile perché il nudismo è l’aspetto
esteriore che più colpisce i non naturisti, tesi come sono a cogliere
gli aspetti morbosi ai loro occhi e ciò, spesso, li porta a sottovalutare
o ad ignorare il senso globale di questo meraviglioso modo di intendere
la vita. Comincio quindi con il dire che, se la nudità è
uno degli aspetti salienti della pratica naturista, molte altre sono le
componenti di questa corrente di pensiero, cioè le “regole” sulle
quali il naturismo ha edificato il suo solido paradigma con il trascorrere
degli anni.
Sarebbe qui troppo lungo riassumere la storia e le teorie di questa idea.
Posso solo citare tra i padri del naturismo: Karl Wilhem Diefenbach, Hugo
Hoppeener, Hinrich Pudor, tutti uomini di notevole cultura, nobili sentimenti,
sostenitori di un modo di vita che tornasse il più vicino possibile
alla Natura, mediante anche l’adozione di una dieta vegetariana, attività
ginnica e il trasferimento in località lontane dalle città.
Fu certamente grazie a figure del calibro di Paul Zimmermann e Richard
Ungewitter che il naturismo ebbe codificate quelle regole d’oro per vivere
in maniera integrale l’idea naturista: nudismo, vita all’aria aperta,
rifiuto di sostanze intossicanti (fumo, liquori, caffè) e adozione
di una corretta dieta vegetariana. Tutte queste cose però non sono
un obbligo per il naturista come invece lo è la pratica del nudismo
che è il parametro indispensabile per distinguere quest’ultimo
da un vegetariano o da un naturalista igenista: si può essere,
infatti, naturisti praticando solamente il nudismo ma, non si può
viceversa, definirsi naturisti se si è vegetariani o non fumatori
senza spogliarsi. La pratica della dieta vegetariana e l’eliminazione
del fumo sono, infatti, solo consigliate dai testi naturisti per vivere
in maniera più intensa questo stile di vita.
Esistono almeno tre ragioni fondamentali per le quali una persona si avvicina
alla dieta vegetariana: essi possono essere religiosi, etici o igienisti.
Per quanto riguarda i motivi religiosi essi eludono in parte l’argomento
di questo articolo perché, pur essendo degni di ogni rispetto,
sono da attribuirsi più alla sfera delle scelte fideiste e dogmatiche,
sulle quali c’è poco da discutere, che a puro raziocinio. I motivi
etici, invece, rientrano in una scelta dettata non solo da ragioni emotive
bensì anche da un’analisi oggettiva di quella che è l’attuale
gestione irrazionale delle risorse alimentari del pianeta Terra. Basti
pensare che il 90% circa della produzione di cereali dei paesi ricchi
viene destinato all’alimentazione del bestiame da macello: quando questa
quantità non basta si ricorre a “pastoni” con proteine di origine
animale per nutrire animali erbivori, con tutte le tristemente note conseguenze
che questo comporta. Il costo di una bistecca è altissimo se la
si considera in rapporto allo spreco di cereali utilizzati per portare
un capo di bestiame all’età giusta per il macello (cfr. – Il piatto
verde – Nico Valerio). Anche i recenti studi del Worlwatch Institude relazionano
che un modo per risparmiare l’acqua, sempre più rara nel nostro
pianeta, è quello di ridurre il consumo di carne. Il nutrirsi di
carne di animali, infatti, a loro volta nutriti con cereali, comporta
un consumo altissimo di questi ultimi e quindi di acqua impiegata per
produrli, mentre sarebbe molto più conveniente dirottare la produzione
di questi prodotti agricoli per l’alimentazione umana (cfr. Prof. Carlo
Consiglio – INFONaturista).
Veniamo
ora al terzo motivo, quello che forse ci riguarda maggiormente, iniziando
subito con il dire che un esame anatomo-comparato tra gli esseri umani
e i mammiferi carnivori evidenzia subito delle differenze sostanziali
che sarebbe troppo lungo qui elencare in modo completo; rimetto quindi
un elenco molto succinto delle più significative:
a) lo stomaco dei carnivori è semplice e molto acido, il nostro
è fornito di duodeno (come quello delle scimmie antropomorfe) ed
è poco acido come quello degli animali erbivori;
b) l’intestino dei carnivori è lungo circa tre volte il tronco
mentre nell’uomo lo è circa dodici volte, questo fa si che la carne
ingerita fermenti nell’intestino a causa della sua lunghezza;
c) le ghiandole salivari, infine, nei carnivori sono piccole e prive dell’enzima
“Ptialina” che serve a trasformare gli amidi mentre nell’uomo sono grandi
e fornite di questo enzima.
Ma c’è dell’altro: come ho detto prima la carne è priva
di quelle fibre grezze indigeribili e questo provoca ristagno nell’intestino
con la proliferazione di pericolosi batteri potenzialmente cancerogeni;
inoltre, in una dieta ricca di carne l’eccessiva quantità di proteine
genera eccesso di azoto, dannoso alle facoltà lavorative, mentre
sono presenti anche tossine del tipo adrenalina, dato che l’animale accumula
questo prodotto metabolico quando viene condotto al macello, e tanti altri
tra cui l’acido lattico, che verranno assimilati da chi si nutre di carne.
In effetti, gli abitanti delle società opulente sono lentamente
intossicati da un eccessivo consumo di proteine che invece la vita sedentaria
imposta dall’era della industrializzazione e della tecnologia non richiede
affatto una volta superata l’età dello sviluppo.
Concludo affermando che il cibo elettivo per l’essere umano è composto
principalmente da frutta e verdure fresche con minimi apporti proteici
quasi tutti derivanti da “proteine verdi” (leguminose) e che l’uso dei
vegetali crudi debba essere privilegiato.
Accludo qui una bibliografia essenziale consigliando a chi voglia approfondire
il problema di rivolgersi a testi specialistici reperibili anche presso
le associazioni vegetariane.
Bibliografia
essenziale:
Nico Valerio – Tutto crudo – Ed. Oscar Mondatori
Nico Valerio – Il piatto verde – Ed. Oscar Mondatori
Boni Kiki – La cucina degli elfi – Roma 1985
Herbert M. Shelton – Il Sistema Igienistico
Herbert M. Sheton e AA. VV. – La facile combinazione degli alimenti
John H. Tilden – Tossiemia: causa primaria di malattia?
William L. Esser – Dizionario dei cibi naturali
Natural Hygiene Press – Il cibo adatto per l’umanità?
(“Introduzione
alla dieta vegetariana” di Fausto Marchi – luglio 2002)
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