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NATURISMO
E PACE
Carlo Consiglio
Ci siamo
ormai abituati a convivere con guerre che si svolgono in paesi più o meno
lontani, ma in cui il nostro Paese è più o meno coinvolto attraverso l’invio
di truppe. La maggior parte dei cittadini vive questo stato di cose come una
spiacevole necessità o con rassegnato fatalismo, ma qualcuno vorrebbe
prendere qualche iniziativa per uscire da questa situazione. “Morire per
Danzica” si diceva circa un secolo fa; ora si potrebbe ripetere: “Morire per
Baghdad?”
Per prima
cosa bisogna sgomberare il terreno dalle ipocrisie. Quasi tutte le persone,
interpellate sull’argomento, dichiarano di essere a favore della pace. Però,
appena si approfondisce il problema, alcune di esse affermano che la pace, o
la giustizia, o la democrazia, o il disarmo, o la lotta al terrorismo, vanno
perseguiti ed imposti anche con la forza, cioè con la guerra. Queste persone
sarebbero più chiare, e più oneste, se invece di dichiararsi a favore della
pace si dichiarassero a favore della guerra.
Un’altra
affermazione ridicola è quella che distingue tra guerre giuste ed ingiuste.
Solo le prime sarebbero giustificate come legittima difesa. Il guaio è che
tutti quei governi che fanno la guerra sfoderano una serie di argomenti per
sostenere che la loro guerra è giusta, e che loro molto volentieri vi
rinuncerebbero se non vi fossero gravissimi motivi per farla. Così,
dichiararsi a favore delle sole guerre giuste significa in pratica
legittimare tutte le guerre.
Se si vuole
veramente promuovere la pace, bisogna sostenere con forza che il fine non
giustifica i mezzi, e che pertanto nessun motivo, per quanto nobile, può
giustificare un’azione mostruosa come la guerra. Bisogna anche ammettere che
la guerra in sé è profondamente ingiusta, perché causa la morte soprattutto
di civili innocenti, e perché anche i militari non sono per lo più
responsabili delle scelte dei governi che hanno ordinato la guerra.
Bisogna
anche considerare che la guerra poteva forse anche andar bene quando si
faceva con le clave. Ma ora, l’esistenza di sofisticati mezzi di
sterminio di massa rendono la guerra sempre inaccettabile. Come scriveva
Aurelio Peccei, l’uomo è enormemente progredito sul piano tecnologico,
ma non ha avuto un corrispondente progresso sul piano spirituale, e
quindi non è capace di controllare i terribili mezzi di distruzione di
cui è venuto in possesso. “C’è un vero e proprio abisso tra la potenza e
l’estensione formidabile delle nostre conoscenze scientifiche, delle
nostre capacità e dei nostri strumenti tecnici, delle nostre macchine e
delle nostre attrezzature arcimoderne, dei nostri sistemi di produzione
e di distruzione, di trasporto e di comunicazione, da un lato; e,
dall’altro, i nostri concetti antiquati di sicurezza, di sovranità, di
crescita, perfino di futuro, le nostre istituzioni ormai vecchie, i
nostri totem e tabù ancestrali, le nostre cerimonie e i nostri riti,
privi di efficacia, per invocare la pace, la giustizia, lo sviluppo, la
democrazia” (A. Peccei, Cento pagine per l’avvenire, Mondadori, Milano,
1981). Siamo come l’apprendista stregone, troppo inaffidabili per
maneggiare armi pericolose.
Va anche
ricordato che la Costituzione della Repubblica Italiana all’articolo 11
recita: “L’Italia ripudia la guerra […] come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali”. Pertanto i governanti italiani che
dichiarassero lo stato di guerra o ordinassero azioni belliche potrebbero
essere denunciati e condannati per usurpazione di comando militare (articolo
287 del Codice penale).
Ma perché,
potrebbe chiedersi qualcuno, affrontare questo argomento in un sito
naturista?
Perché il
naturismo secondo una delle sue definizioni più accreditate (Cap d’Agde
1974) è una filosofia e un modo di vita che ha lo scopo di migliorare la
qualità della vita nel rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente. Davvero
non sembra molto rispettoso degli altri andare in giro ammazzandoli, come si
fa nella guerra. Sarà bene ricordare che l’articolo 2.5 dello Statuto
dell’UNI Lazio recita: “(l’associazione UNI Lazio) promuove e diffonde la
pace ed i diritti della persona”. E l’articolo 4 dello Statuto della FENAIT
recita: “(la FENAIT) incoraggia […] la promozione della pace e dei diritti
della persona”.
Carlo Consiglio “NATURISMO E PACE”, marzo 2003
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