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Raduno Giovani Naturisti Europei

Giovedì 23 giugno 2016

Amsterdam 2016 Diario di bordo di un'utopia diventata realtà di Valentina Scarozza.
Giusto il tempo di posare lo zaino, pulire il sacco a pelo, riprendere i vestiti quasi invernali ed inizio a ripensare a questa esperienza di quattro giorni nei Paesi bassi appena conclusa.
Sto parlando dell'annuale Spring Rally che raduna tutti i soci giovani delle diverse associazioni naturiste europee. Un raduno di una settantina di ragazzi, quattro dei quali italiani provenienti da Lazio e Campania in un campeggio a nord della stupenda Amsterdam.
Siamo partiti il 5 maggio da Roma e Napoli con quattro voli diversi, anche senza conoscerci, e ci siamo incontrati nel centro di Amsterdam, per essere poco dopo nel campeggio Zon en Leven a Gravingen dove siamo stati accolti dalla stessa atmosfera giocosa che ci ha accompagnato per tutti i giorni.
Quattro giornate di sole, straordinariamente caldo per i Paesi Bassi, giochi all'aperto, piscina, sauna, visita ad Amsterdam, musica e relax... Tutto sempre, ma non obbligatoriamente, in versione naturista.
Se qualcuno dovesse chiedermi con quale ricordo sono tornata a casa, risponderei: con la sensazione di serenità, condivisione e libertà conosciuta al raduno.
Un modo di vivere la nudità che è spesso difficile da raggiungere per i ragazzi, in questo momento culturale, poi, in cui sembra esserci un ritorno ai rapporti possessivi, alla gelosia e all'imbarazzo del proprio corpo.
I gestori del campeggio hanno detto a noi di essere orgogliosi di averci ospitati, e che i giovani sono il futuro del naturismo. Ecco, io credo, guardando ai miei coetanei, che invece il naturismo sia il futuro dei giovani.

Testo di Valentina Scarozza (socia unilazio) e pubblicato da Fenait - www.infonaturista.org

Capocotta, la spiaggia - splendori ed errori

Mercoledì 22 giugno 2016

Circa quaranta anni orsono, al litorale di Capocotta, tra Castelporziano e Torvajanica, a sud di Ostia, si accedeva attraverso un buco nella recinzione. Vedere persone libere, liberate dagli stereotipi che dal ’68 erano stati indeboliti, donava a tutti un senso di eccitazione.
La vita si svolgeva nella cupa cappa di quegli anni di piombo, con innumerevoli vite spezzate da droghe e violenza politica; tale gravosa condizione veniva alleggerita dai festival della poesia a Capocotta e dalla leggerezza dell’essere che su quella lunga spiaggia trovava vita.
Poi arrivarono gli anni della trasgressione e contemporaneamente si è registrato l’insediamento di piccoli punti di ristoro che pian piano sono cresciuti tra tante, troppe incertezze e inadeguatezze.
Si è anche assistito all’appropriazione della spiaggia da parte di coloro che, ben lontani dalla filosofia naturista, praticavano nudismo a scopi sessuali.
Tante persone sono state importunate in spiaggia con offerte di trasgressive prestazioni sessuali. Anche le dune, miracolo naturale da preservare, hanno subito ingiurie inenarrabili essendo diventate il luogo dove si consumavano continui incontri sessuali. Incredibile era il volume di droghe (tutt’altro che leggere) che circolava in quella zona franca, dove le forze dell’ordine si affacciavano occasionalmente.
Troppo per la nostra generazione di naturisti, per le nostre famiglie e per i nostri figli, da allora tantissimi hanno dovuto rinunciare a frequentare quel luogo così profondamente degradato.
Non per questo si è smesso di lottare perché tanto patrimonio fosse recuperato e destinato alla società civile. Solo a ridosso del nuovo millennio è intervenuto il risanamento e con esso il riconoscimento della destinazione, finalmente legittima, di un tratto di spiaggia alla pratica naturista. Una novità assoluta in Italia, uno spiraglio di luce che squarciava l’ipocrisia che accomunava il naturista al reo.
Quanti inutili procedimenti penali si erano consumati fino a quel momento. “Spiaggia destinata alla pratica naturista” questo il testo dei cartelli che campeggiavano ai confini di quei 250 metri di arenile … ma, così come era accaduto anni prima, i gestori dei chioschi ufficialmente operanti in concessione (occasionalmente coincidenti con alcuni di coloro che avevano inizialmente occupato spontaneamente l’arenile) pian piano hanno gonfiato la superficie dei manufatti, almeno così dice il magistrato che ha ne deciso il sequestro.
I ristoranti sono diventati sempre più capienti e si sono succedute notti di musica folle (a tutto danno dell’ecosistema). Contemporaneamente i gestori garantivano la guardiania della spiaggia, il servizio di salvamento e altri servizi agli utenti. Ecco le due facce antitetiche e compresenti della gestione di Capocotta.
Nel tempo, l’antropizzazione incontrollata e non governata ha trasformato la spiaggia tradendo gli scopi per cui era stata istituita la Riserva Naturale Statale del Litorale romano.
Come tutti sappiamo, matura l’indagine su Mafia Capitale e vengono emessi numerosi importanti provvedimenti dai magistrati, i quali ordinano anche il sequestro di gran parte dei manufatti sul litorale. Alcuni di questi sequestri sono stati riadottati proprio in questi giorni nei confronti di coloro che, sfruttando un’ordinanza di dissequestro per la demolizione, hanno riavviato l’attività commerciale preesistente. Contemporaneamente, il Municipio Roma X, affidato alla gestione di un commissario straordinario dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, ha emanato l’ordinanza che disciplina la stagione balneare 2016.
La regola generale prevede che ove non siano attive concessioni gli oneri relativi alla pulizia dell’arenile, alla manutenzione dei passaggi e alla rimozione delle barriere architettoniche rimangano a carico del Municipio.
Con estrema preoccupazione rileviamo che per tutto l’arenile libero da Castelporziano a Capocotta vige una deroga e benché le due grandi spiagge, di cui la prima è di importanza comunitaria e la seconda è ricadente nella Riserva Naturale Statale del Litorale romano, congiuntamente costituiscano un enorme polo di attrazione lungo chilometri, nel quale confluiscono decine di migliaia di bagnanti nel periodo estivo, per le stesse – sulle quali non sono attive concessioni - nessun ente pubblico è tenuto a garantire il servizio di assistenza e salvataggio, nonché di quelle attività che sono necessarie per garantire l’incolumità pubblica e la salute degli utenti, con implicazioni anche sull’ordine e sulla sicurezza pubblica.
Si tratta di una situazione che benché temporanea è inevitabilmente destinata a perdurare per l’intera stagione balneare, durante la quale non saranno assicurati i servizi di assistenza e salvataggio, di vigilanza antincendio delle aree protette, di rimozione delle barriere architettoniche, di pulizia degli arenili, con compromissione degli standard di sicurezza pubblica.
Gli effetti si possono vedere già da ora e si può prevedere che entro breve termine si produrranno ulteriori gravi conseguenze. Appare facile ipotizzare che la porzione di arenile destinata alla pratica naturista, in assenza di altre forme di controllo, possa diventare assolutamente impraticabile per totale mancanza di sicurezza dei naturisti, esposti ad ogni possibile interferenza di chi ritiene che la nudità delle persone consenta atteggiamenti osceni, molestie e qualsiasi pratica a sfondo sessuale.
E’ altrettanto facile ipotizzare che nell’opinione pubblica possa radicarsi la convinzione che i precedenti abusi tutto sommato possano essere un prezzo sopportabile a fronte di un minimo di governo dell’arenile. Unilazio si sta opponendo con forza alla logica del “male minore” pretendendo che, nel pieno rispetto della legalità, sia garantita la sicurezza dei bagnanti e la tutela dei naturisti.
Peraltro, la grande risonanza internazionale della spiaggia naturista di Roma, conosciuta e frequentata dalle migliaia di associati al circuito internazionale dei naturisti, di cui Unilazio costituisce la Sezione locale, sta già producendo negativi effetti sull’immagine di Roma e del suo litorale ben oltre i confini nazionali.
Estremamente aperto è anche il dibattito relativo alla destinazione all’esclusivo uso naturista del limitato tratto di arenile (250 metri) riconosciuto dall’ordinanza del Comune di Roma.
La rimessa a bando del chiosco e della spiaggia dovrà quindi, per Unilazio, considerare l’ipotesi di ampliamento del tratto di arenile destinato al naturismo o riportare all’utilizzo esclusivamente naturista dell’Oasi, visto che lo scorso anno la spiaggia è stata frequentata in larga misura (anche fino al 50%) da bagnanti in costume.
Tutto ciò se da un lato non può che evidenziare l’avvio, da parte del mondo “tessile”, di un nuovo approccio e di una nuova attenzione culturale nei confronti del naturismo, dall’altro lato ci costringe comunque a tener conto del fatto che nel nostro Paese i vincoli normativi – ancorché depenalizzati - lasciano alta la barriera tra chi è “dentro” e chi è “fuori” la filosofia naturista. UNI-Lazio
    
Articolo scritto da Paolo Petrarca (consigliere unilazio) e pubblicato da Fenait - www.infonaturista.org

Comunicato UNILazio - Incontro con il Prefetto Vulpiani

Martedì 7 Giugno 2016

Il 7 giugno 2016 una delegazione dell’Unione Naturisti Italiani – Sezione del Lazio è stata ricevuta dalla Commissione straordinaria per la gestione del municipio Roma X (Lido di Ostia).
Il Prefetto dott. Domenico Vulpiani ed il Viceprefetto dott.ssa Rosalba Scialla, unitamente alla direzione del municipio, hanno ascoltato con interesse le questioni che UNI Lazio ha sottoposto alla loro attenzione, con particolare riferimento al futuro della spiaggia naturista di Capocotta.
La preoccupazione espressa da UNI Lazio, che ha ribadito la necessità di procedere nel percorso di ripristino della legalità su tutta l’area, si sono focalizzate sulla sopravvivenza dell’area naturista e sul suo sviluppo.
Come sappiamo, con la deliberazione n. 104 del 22 luglio 1999 il Comune di Roma ha voluto garantire la pratica del naturismo e del nudismo a norma di legge, consentendo l’organizzazione e la delimitazione di spazi destinati alla pratica naturista, nonché la realizzazione di strutture adeguate all'esercizio di tale pratica, prevedendo uno spazio di arenile debitamente attrezzato per assicurare i minimi servizi.
D'altra parte, non è mai stata adottata una determina per l’ individuazione esatta del tratto di arenile destinato al naturismo.
Nell’operazione che ha portato alla creazione di un sesto chiosco, non previsto dalle originarie concessioni, è stata di fatto occupata un’area, arbitrariamente delimitata in 250 metri di arenile, destinata al naturismo.
Sotto un profilo squisitamente giuridico esiste il riconoscimento del naturismo, ma non la delimitazione dell’area nel quale praticarlo.
Ciò ha portato ad una situazione di fatto che per anni è sopravvissuta, non senza lamentele da parte dei naturisti che hanno subito il “vulnus” di un ristorante non naturista al centro dell’area naturista.
La spiaggia ad oggi registra una presenza massiccia di naturisti (romani, italiani e stranieri) ai quali si sommano i troppi non naturisti che evidentemente preferiscono questo tratto di arenile ad altri, limitrofi, anche se molto meno affollati.
Tuttavia, l’antropizzazione incontrollata della spiaggia di Capocotta, governata unicamente dalle finalità commerciali dei gestori dei chioschi, nel tempo ha ferito e trasformato la  "naturalità" della spiaggia e dell'area dunale, tradendo gli scopi per cui era stata istituita la Riserva Naturale Statale del Litorale romano.
Come è ampiamente noto, i provvedimenti giudiziari adottati nel recente periodo hanno lo scopo di ridurre in pristino i manufatti, la cui cubatura, nel tempo, era esageratamente cresciuta.
Alla data di sabato scorso (4 giugno 2016) erano in atto lavori al chiosco “Il Porto di Enea”, mentre, e non si sa in forza di quali provvedimenti amministrativi/giudiziari, era attivo il chiosco dell’Oasi Naturista che assicurava piccola ristorazione, bagni, noleggio di attrezzature da spiaggia e salvataggio bagnanti. Proprio in forza dei servizi forniti dal chiosco, sempre il 4 giugno scorso l’affollamento della spiaggia era notevole anche per la presenza di non naturisti, sfiorando il limite della tollerabilità.
L’intervento di ripristino della legalità, accolto con soddisfazione da UNI Lazio, fa tuttavia emergere la criticità relativa all’assegnazione ai concessionari dei servizi di guardiania della spiaggia, di salvamento, di pulizia ecc., in quanto venendo meno l’operatività delle concessioni vengono a mancare anche gli ulteriori servizi.
UNI Lazio ha inoltre espresso la propria preoccupazione per quanto previsto dall’ordinanza che disciplina la stagione balneare 2016, con la quale, in deroga alla regola generale, per i gli arenili liberi di Castelporziano e Capocotta (due grandi spiagge, di cui la prima è di importanza comunitaria e la seconda è ricadente nella Riserva Naturale Statale del Litorale romano), nessuno è tenuto a garantire i servizi minimi di assistenza, salvataggio e pulizia.
Sul punto la direzione amministrativa del municipio ha informato che la pulizia della spiaggia per la rimozione dei detriti accumulatisi nella stagione invernale è stata realizzata dall’amministrazione e che nei tratti di arenile in cui non saranno operative le concessioni sarà sempre il municipio a provvedere alla pulizia.
Non sarà invece garantito il servizio di salvamento, se non, ma in minima parte, dai gestori aperti. Laddove sarà mancante verrà affissa apposita cartellonistica.
Abbiamo ricevuto l'assicurazione che l'incremento del servizio di vigilanza sul territorio da parte delle forze dell’ordine, in coordinamento fra loro, sarà immediatamente operativo senza escludere, se vi saranno le condizioni, la possibilità di una convenzione con la nostra associazione, di cui viene riconosciuta la chiara affidabilità, in particolare per la cura delle regole di condotta nell’area naturista.
Quest’ultima è un’importantissima dichiarazione di aperto riconoscimento della necessità della partecipazione della collettività, in forma associata, agli interventi, non facili, per ricondurre i tratti di spiaggia in questione a condizioni di legalità e praticabilità.
E’stato riferito alla Commissione straordinaria che l’Unione Naturisti Italiani – Sezione Lazio già nello scorso anno aveva incontrato l’Assessore all’Ambiente e Sostenibilità del Comune di Roma chiedendo uno sforzo per riportare detto tratto di arenile alle origini, nella totale salvaguardia del sistema dunale costiero e della pratica naturista.
UNI Lazio ha auspicato l’ampliamento dell’area naturista per la realizzazione delle finalità turistico-ricreative sulla utilizzazione del demanio marittimo richiamate nella legge 26 giugno 2015, n. 8, recentemente approvata dalla Regione Lazio, il cui regolamento di attuazione sembra ormai in dirittura di arrivo.
Proprio in esecuzione del nuovo regolamento, ormai in dirittura di arrivo, UNI Lazio ha chiesto la delimitazione di una o più aree naturiste. Sul punto si è verificata una convergenza per l’adozione di una determina municipale che in attuazione della citata legge regionale e nel rispetto delle direttive comunitarie in materia ci darà lustro e soddisfazione.
Finalmente i naturisti avranno una vera oasi a Capocotta, svincolata dalla gestione dei chioschi!
Peraltro, la Commissione straordinaria non ha escluso la possibilità dell’ampliamento dell’area destinata al naturismo.
E’ evidente che la stagione attuale è di transizione e che per questo si dovrà agire su due fronti contemporaneamente: un primo di indispensabile raccordo istituzionale con coloro che faticosamente stanno lavorando per il ripristino della legalità ed un secondo, se vogliamo più “militante”, di presenza qualificata dei naturisti nell’area per garantire, in sintonia con le forze dell’ordine, la praticabilità della zona (e speriamo delle zone) in cui è legale la pratica naturista.
Continuiamo, perciò, a mantenere le distanze dalle prese di posizione mediatiche che tendono a far radicare l’opinione, non condivisibile, che i precedenti abusi tutto sommato potessero essere un prezzo sopportabile a fronte di un minimo di governo dell’arenile.
Per sgomberare ogni pretestuosa illazione sulle reali intenzioni di UNI Lazio, si ribadisce ancora una volta che la nostra associazione non ha alcun mira sulla gestione diretta dell’arenile.
L’interesse di UNI Lazio è che venga garantita, ampliandola, la possibilità dell’esercizio della pratica naturista, nel rispetto della legge ma anche degli interessi commerciali legalmente perseguiti dai soggetti autorizzati.

Comunicato stampa conclusivo del convegno del 7 aprile 2016

Martedì 19 Aprile 2016

Il 7 Aprile una delegazione UNI Lazio ha partecipato in qualità di Uditori al convegno sulla Riserva Statale del Litorale Romano.
Tante persone presenti. Il livello dei relatori era molto elevato, e di notevole caratura scientifica.
Condividiamo con voi il risultato di questo importante incontro.


DALLA TUTELA LO SVILUPPO DELLA RISERVA DEL LITORALE ROMANO

COMUNICATO STAMPA CONCLUSIVO DEL CONVEGNO DEL 7 APRILE 2016


"Un piano di Gestione della Riserva del Litorale Romano e un Regolamento che tengano conto degli orientamenti della associazioni ambientaliste e culturali del territorio, attente prima di tutto alla salvaguardia dell’ambiente naturale, del paesaggio, della campagna e delle ricchezze archeologico-culturali, sulle quali costruire sui circa 16 mila ettari, da Palidoro a Capocotta,
una crescita sostenibile."

E’ quanto ha chiesto il convegno “LA RISERVA: TUTELA E SVILUPPO” Le prospettive di una grande istituzione al servizio dei cittadini, che si è svolto il 7 aprile 2016 nella Casa della Partecipazione a Maccarese (Fiumicino), al Commissario ad Acta Vito Consoli incaricato con il suo staff di tecnici di portare a termine il Piano di Gestione della Riserva Statale entro il 30 settembre 2016.
Piena la disponibilità da parte di Consoli, che nell’incontro ha aggiornato sul lavoro compiuto ed ha annunciato già alcune ipotesi allo studio che vanno nella direzione di quanto auspicato dagli organizzatori e dagli esperti intervenuti.

Hanno promosso l’importante confronto l’Associazione Fuoripista, la Pro Loco di Fregene e Maccarese, il Comitato Promotore Sistema Archeologico Integrato Fiumicino-Ostia, e l’Associazione Culturale 99 Fontanili, in collaborazione con il Comitato Dolcespiaggia, tutti gruppi locali attivi da anni con azioni culturali, educative, ambientaliste. Hanno concesso il patrocinio il Ministero dell’Ambiente, la Regione Lazio e il Comune di Fiumicino.
Con il contributo degli esperti e di altre realtà associative, sono state individuate potenzialità e criticità della vasta area compresa nella Riserva, a vent’anni dal decreto istitutivo, del 29 marzo 1996.
Davanti ad una affollatissima platea di cittadini, di esperti e rappresentanti di associazioni, in apertura il Sindaco di Fiumicino Esterino Montino ha ricordato che il territorio del Comune in larga parte coincide con la Riserva e quindi è necessario che sia coinvolto nella gestione diretta della Riserva. Il Sindaco ha inoltre ricordato l’impatto dell’aeroporto “Leonardo da Vinci” sul territorio protetto, esprimendo, infine, pieno appoggio all’iniziativa del Convegno. La Presidente della nuova Commissione di Riserva appena insediata, Diana Aponte, ha ringraziato prendendo l’impegno a mantenere rapporti con le realtà del territorio attraverso visite e nuovi incontri.
Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia, ha ricordato le corse a cavallo con l’amico Andrea Carandini dal Castello di Torrimpietra alle Dune di Passoscuro nei loro anni giovanili, quando il paesaggio era ancora incontaminato, ma ha espresso fiducia nella volontà di amministratori e cittadini di conservare quanto di prezioso ancora ci resta. Meno ottimista Francesco Spada dell’Università La Sapienza di Roma, presidente della Società Botanica Italiana del Lazio: “cemento e asfalto sono sempre un danno – ha detto – così come è uno scempio illuminare le piste ciclabili fuori città in mezzo alla natura. Non solo la vegetazione di dune i boschi, ma tutto va salvato a cominciare dalla campagna romana”. Paola Germoni della Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma, ha illustrato, partendo da Fiumicino Nord, le scoperte del Villaggio Eneolitico sulle rive dello Stagno di Maccarese per arrivare fino a Isola Sacra, riconosciuta come parte di Ostia Antica, ribadendo l’importanza della ricerca e del lavoro dei tecnici come contributo irrinunciabile alla conoscenza e al governo del territorio. Per l’ecologo Gianluca Piovesan dell’Università della Tuscia, la parte settentrionale della Riserva Statale del Litorale Romano comprende una vastità straordinaria di aree ancora integre alle porte di Roma. “Un esempio di valorizzazione – ha aggiunto – sarebbe lo sviluppo dell’agricoltura biologica che si dimostra ormai la più efficiente e conveniente”. A concludere la carrellata delle relazioni, Alessandro Leon, economista e presidente del CLES (centro studi su lavoro, economia e sviluppo), secondo il quale la Riserva deve conquistarsi una sua identità, puntando sul turismo ambientale da promuovere attraverso campagne educative e informative, creazione di itinerari tematici, eventi e servizi. Per Leon l’archeologia e i monumenti sono un richiamo importante, ma non serve se non si studiano i flussi turistici, se non si investe in progetti globali e convincenti, capaci di spingere parte dei visitatori della capitale a conoscere e soggiornare anche a Ostia o a Fiumicino.
Dal dibattito sono poi venute altre considerazioni, come la necessità di una maggiore fruibilità dei Porti di Traiano e Claudio, della Necropoli di Porto e del Museo delle Navi oggi connessi a Ostia Antica dalla Riforma dei Beni Culturali. Si è parlato del Progetto sui Porti di Antonio Cederna con Italia Nostra (morto vent’anni fa, pochi mesi dopo la nascita di quel Parco del Litorale per il quale si era battuto), del Progetto “Oasi didattica delle Dune di Passoscuro”, del ruolo dell’istituzione scolastica per l’educazione ambientale, dell’Ecomuseo del Litorale Romano, dell’ipotesi inaccettabile di ampliamento dell’aeroporto Leonardo Da Vinci, incompatibile con il vincolo di inviolabilità dell’area 1 della Riserva, dell’agricoltura che deve guardare al futuro, delle potenzialità economiche delle ciclabili da realizzare però con criteri di sostenibilità a impatto minimo sull’ambiente, della necessità di “rinaturalizzazione” di alcune aree di particolare pregio, del sistema informativo territoriale del CNR, del Piano Territoriale Paesistico Regionale approvato in Giunta sul quale le Associazioni faranno le loro osservazioni, della contestata riforma della legge-quadro sui parchi del 1991 e della “Carta di Fontecchio” presentata all’Istituto Treccani dalle principali associazioni nazionali, tra cui il Comitato per la Bellezza e Salviamo il Paesaggio.
In generale è stato ribadito che la Riserva deve diventare un ”organismo vivente”, che attraverso la tutela assoluta del suo perimetro, dei suoi paesaggi e delle sue ricchezze raggiunga l’obiettivo di una corretta valorizzazione.
Il Commissario Vito Consoli ha raccontato il processo di costruzione del Piano di Gestione, particolarmente complesso, per una Riserva che raccoglie realtà e potenzialità di tipo diverso, e che ricade sotto la competenza di due Comuni, Roma e Fiumicino. Consoli ha confermato la disponibilità al dialogo con le Associazioni, (che hanno contribuito proprio con le loro azioni ad arrivare finalmente all’atteso lavoro del Piano di Gestione) ed ha anticipato alcuni strumenti oggetto di studio: la rete ecologica dei Parchi presenti nel Lazio, la divulgazione, interventi di regolamentazione a sostegno dell’agricoltura sia sul problema dei cinghiali diventati troppi e pericolosi, sia con l’utilizzo del marchio di qualità “Natura in campo”. Il Commissario ad Acta ha presentato la sua missione come al tempo stesso “pragmatica e visionaria”, perché – ha detto – “per governare la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano c’è bisogno di una visione”. Per Consoli la tutela rimane fondamentale, insieme allo sviluppo basato su una fruizione e un turismo sostenibili.
Le associazioni promotrici e presenti all’incontro prendono atto della disponibilità manifestata da Comune di Fiumicino, Commissione di Riserva e Commissario ad Acta e si impegnano a seguire il percorso del Piano e a produrre successive iniziative e le necessarie osservazioni.
Dal Convegno “ LA RISERVA: TUTELA E SVILUPPO” Le prospettive di una grande istituzione al servizio dei cittadininascerà un Documento di Orientamento che sarà consegnato a tutte le autorità competenti."

Referendum 2016 "Vota SI, per fermare le trivelle"

Giovedì 7 Aprile 2016

Il 5 aprile 2016 UNI lazio aderisce ufficialmente al comitato "Vota SI, per fermare le trivelle".
Contribuisci al successo del referendum recandoti alle urne il 17 aprile 2016.
http://www.fermaletrivelle.it/

 

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